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Mi ammalo di poesia
Canzoni e poesie
pugnali e parole.
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22.02.2008
R.E.M. Live
R.E.M.
R.e.m. live
Warner
2007
 http://www.mescalina.it/musica/recensioni/recensioni-musica.php?id=2248
Articolo di: Ambrosia J. S. Imbornone Del 18/02/08
Nell’autunno 2007 l’ex quartetto (ormai da un decennio trio) di Athens, che proprio in questi giorni ha annunciato cinque date estive nel nostro paese per il tour del nuovo album “Accelerate”, ha pubblicato per la prima volta in 27 anni un album dal vivo. Non si può limitare il valore del cofanetto, composto da due cd e un dvd, parlando di una pura operazione commerciale in attesa del quattordicesimo disco in studio. L’opera prima live dei R.E.M. ha anche un inevitabile spessore simbolico. In un momento in cui le aspettative suscitate dalla loro nuova fatica si facevano sempre più pesanti, la band ha deciso infatti di riprendere il contatto con il pubblico rodando le nuove canzoni nelle cinque date all’Olymphia Theatre di Dublino della scorsa estate, nonché di recuperare questa registrazione, ancora dublinese, del 26 e 27 febbraio 2005, come per fare i conti con la storia del gruppo e ricordarne la sua strabiliante solidità live. Questo box live sembra allora ribadire l’identità della band, a fronte di quella piattezza che a volte ha sembrato appannare le ultime prove in studio, sovraesposte alla luce come le rispettive copertine. Così il concerto e il suo encore si aprono rammentando al pubblico il sound aggressivo e le distorsioni dell’ossessivo “Monster” (1994), rispettivamente con “I Took Your Name” e “What’s the Frequency,Kenneth?”, e la setlist comprende anche brani politici più corrosivi delle ultime agrodolci “Bad Day” e “Final Straw”, vale a dire “Orange Crush”(con tanto di megafono), dedicata al tossico erbicida adoperato nella guerra del Vietnam, e “Drive”, con l’iniziale gioco di parole in
nome di Bush padre. Accompagnati da Bill Rieflin alla batteria, Scott McCaughey e Ken Stringfellow alle chitarre e alle tastiere, i R.E.M. si dimostrano una macchina da guerra inossidabile, che musicalmente sembra per lo più esente da qualunque imperfezione. La ricetta apparentemente semplice ma irresistibile della loro musica assomma la trama fascinosa degli arpeggi cristallini della chitarra di Peter Buck, le linee di basso in
gran spolvero di Mike Mills (soprattutto in “The Ascent of Man”, “The One I Love”, ma anche nell’ipnotica “I Took Your Name”), la voce ruvida di Michael Stipe, unico elemento che evidenzia la sostanza live e non studio dei pezzi. Le sue interpretazioni danno ancora un’aria sospesa tra fragilità e spirito combattivo, tra delicatezza e rabbia, mentre la macchina da presa isola ed evidenzia i movimenti nervosi del suo “body electric”; in un montaggio realistico, le riprese seguono infatti il ritmo delle canzoni e ne restituiscono la “tensione” e l’atmosfera, tra i movimenti speculari del frontman e del pubblico e primi piani veloci sulle mani dei musicisti, sul fluttuare o il tendersi delle braccia di Stipe tra resa e resistenza. È questo binomio in fondo che anima il fervore della lotta per essere sé stessi, anche nel soccombere e rialzarsi di “Walk Unafraid”, caratterizzata da un avvio rallentato voce e organo prima di autentici climax di emozioni, accompagnate da un ritmo vibrante e da distorsioni “epiche”. Notevole l’impatto live dei cori di Mills nell’accorata “I Wanted To Be Wrong”; entusiasmante e quasi commovente la conclusione affidata alla storica “Man on the Moon”.
Ci è scappato pure un inedito (“I’m Gonna Dj””, presto in “Accelerate”), ma più che guardare al futuro, questo album riassume il valore live di uno dei gruppi che più incisivamente hanno segnato la
storia della musica internazionale degli anni ’90 (e non solo), ricordando la profondità e la potenza delle loro canzoni.
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Ambrosia JSI
ore 12:48 [ ] |
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22.02.2008
Davide Van De Sfroos: "Pica!"
| Interviste |
| Pubblicato il 07/02/2008 alle 23:11:10 |
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Davide Van De Sfroos ci presenta le storie concrete e oscure di “Pica!”
Il suo nuovo album arriva nei negozi domani, 8 febbraio. Ecco cosa ci ha raccontato dei
temi, delle sonorità e delle figure che caratterizzano la fine arte del
suo cantautorato folk.
 A tre anni da “Akuaduulza”, torna l’originale e pregiatissimo cantautorato folk di Davide Van De Sfroos con “Pica!”, in uscita domani 8 febbraio. Il motto che accompagnava il duro lavoro dei minatori valtellinesi di Frontale sembra assunto come simbolo di una fatica oscura, di storie invisibili perché incise nel quotidiano, uniche e comuni, tipologiche e individuali perché concrete e reali. 15 brani, di cui 12 in dialetto tremezzino (laghée). Così quella parola che scandisce il ritmo ma anche è un invito a non mollare diventa lo slogan per rappresentare percorsi difficili puntellati di viaggi, piccole imprese e grandi fallimenti, tra cui quello che vede la morte come incubo ricorrente e termine ultimo di tante presunte gesta eroiche di tipo bellico. Con nomi e soprannomi nel disco del cantautore di Monza appaiono così persone in carne ed ossa, o meglio uomini impastati di terra e anima, anima di una terra e scolpiti in quel paesaggio che hanno contribuito sotterraneamente a modellare come i minatori di Frontale. Il disco si dipana con intensità magistrale nelle sue tracce tra ritmi accattivanti e un felice sprazzo di reggae, tra ballate ipnotiche sospese tra realtà e trasfigurazione metaforica, tra il presente e un passato senza tempo e luogo che spazia dal Medioevo celtico all’America degli ex-stati sudisti, tra il country e l’uragano Katrina di New Orleans, tra la Valtellina, la Milano dei traguardi sfiorati e mancati dei personaggi di “40 Pass” e persino l’Africa. Non mancano come oggetti di osservazione e quasi sguardi verso il mondo paesaggi frequentati e conosciuti, dalla montagna della Grigna, che da sempre si specchia nel suo pezzo di lago di Como alle onde del viaggio verso un futuro ignoto, fino al lago rigato dalle scie dei motoscafi e al vento che come di tradizione è referente della traccia di chiusura.
Questa la tracklist di “Pica!” (Tarantanius/distribuzione Venus): 1. El puunt 2. Lo Sciamano 3. L’Alain Delon de Lenn 4. New Orleans 5. La ballata del Cimino 6. Il minatore di Frontale 7. 40 pass 8. La terza onda 9. La grigna 10. Il costruttore di motoscafi 11. Fiil de ferr 12. Furestee 13. Il cavaliere senza morte 14. Loena de picch 15. Retha Nazur
Davide (vero cognome: Bernasconi, classe 1965) ha intrapreso la sua
strada nella musica negli anni ’80, nella band punk dei Potage. Nei
primi anni ’90, ha dato vita con un nucleo di musicisti ai De Sfroos,
pubblicando con mezzi artigianali l’audiocassetta live “Viif”. La
consacrazione al livello provinciale avviene con “Manicomi” (1995),
mentre nel 1999, realizza il cd “Breva & Tivan”, nonché il mini-cd,
“Per una poma” e si aggiudica il prestigioso Premio Tenco, in qualità
di “Miglior autore emergente”. Il suo cantautorato ha conquistato un
più ampio e vasto pubblico ormai nazionale nel 2001 con “…E Semm
partii”, a cui ha fatto seguito nel gennaio del 2003 “Laiv”, un disco
quasi interamente registrato dal vivo. “…E Semm partii” è stato disco
d’oro e si è meritato la Targa Tenco 2002 come migliore album in
dialetto, mentre il disco dal vivo ha venduto addirittura 35.000 copie
in quasi tre settimane, in un vero boom di ascolti e di entusiastiche
espressioni di stima. Notevole riscontro di critica e successo di
pubblico ha raggiunto infine anche l’ultimo album di inediti
“Akuaduulza”. De Sfroos è anche scrittore: ha pubblicato nel 1997 le
poesie “Perdonato dalle lucertole”, nel 2000 “Capitan Slaff”, favola
ambientata in un tempo mitico sul lago comasco, nel 2005 il romanzo “Il
mio nome è Herbert Fanucci” (Bompiani).
Van De Sfroos si è esibito sia in Europa (Spagna, Germania, Slovenia,
Croazia, Belgio) che in America, dove è approdato nella prima metà del
2006 (17-24 aprile) con le esibizioni al “Marriot Hall Center” di New
York e al prestigioso “French Quarter Festival” di New Orleans.
Sabato 19 aprile è ora prevista la sua prima data live e la sua unica
data invernale al Datchforum di Assago (MI, prevendite su
www.ticketweb.it ). Ecco che cosa ci ha raccontato del suo nuovo disco
in quest’intervista in “anteprima”, in cui la sua intelligenza si
dimostra icastica come nelle sue canzoni, condensando in parole pregne
di significato il senso di un lungo e personalissimo percorso musicale.
Ambrosia: Com’è sorta l’idea di dedicare una canzone e il titolo
dell’album ai minatori di Frontale? Il loro percorso e il loro lavoro
sembra segnato dalla fatica di avanzare, costruendo una strada e
distruggendo la roccia, nei segni e nei sogni…
Davide Van De Sfroos: Sono il simbolo epico di un lavoro che sembra non
esistere più ma che invece c'è e non lo vediamo solamente perché viene
svolto sotto terra o in luoghi non visibili. C'è qualcosa di epico e di
eroico nei modelli insoliti che ho scelto di inquadrare in questo
contesto.
A: Le canzoni non si dovrebbero spiegare, ma a volte sollecitano un
commento…Come sono nati i tre personaggi di “40 Pass”? E’ un brano
indirettamente piuttosto politico...
VDS: Tutto può essere politica, così come tutto può venir spogliato da
essa. Ho conosciuto realmente persone che hanno avuto storie analoghe e
la cosa che mi ha attratto è stata la voglia di redenzione finale a
modo loro, più che la politica eventuale che li aveva spinti a qualche
cosa.
A: E’ possibile e/o frequente la sensazione di sentirsi “furestèe”
nella propria terra, “nella via che sa tutto di te”, si vive spesso
insomma il cosiddetto esilio sul posto?
VDS: Ho visto molti vivere questa situazione. Per questo ne parlo nel disco.
A: Nel 1997 hai pubblicato il libro “Perdonato dalle lucertole”.
Quest’animale torna anche nei testi del nuovo album (“El Puunt”, “Lo
Sciamano”): che cosa rappresenta per te?
VDS: Rappresenta un mio totem nel quale risiede l'idea di sogno, di magia e di ricordo del passato.
A: Ne “Il Cavaliere senza Morte” si elencano le mitologie belliche,
dalla violenza che connota l’eroe all’ideologia della Guerra Santa:
quanti Cavalieri senza Morte esistono ancora?
VDS: Ognuno di noi quando è vittima o carnefice o spettatore della
continuità della guerra è come il cavaliere della canzone che passa
attraverso le epoche ed è costretto a vedere mutare i tempi ma mai
l'idea di guerra stessa. Sembra chiederci " quanto vogliamo che
continui ancora?"
A: Il mirabile arrangiamento di questo brano, di grande impatto
emotivo, assomma il suono delicato dell’arpa celtica, quello
“mediterraneo” della mandola e del tamburello salentino, per
concludersi con un’outro di chitarra elettrica: è proprio della tua
musica fondere sonorità di varie tradizioni musicali, da quella
lombarda ad altre tradizioni italiane, da quella irlandese al country.
Cosa rende possibile (oltre alla maestria tecnica) amalgamarle nello
stesso pezzo per esprimere unitarietà di umori e sentimenti? Cosa rende
integrabili tradizioni folcloriche diverse?
VDS: Il desiderio di narrare storie come fossero film trovando i suoni
adatti all'umore dei personaggi senza il timore di attingere da
differenti etnie per rendere il tutto più evocativo. Ovviamente la
bravura del produttore Alessandro Gioia e quella dei musicisti ti
permettono di farlo.
A: A proposito de “La Grigna”, che rapporto hai con la musica reggae e che peso ha avuto nei tuoi ascolti?
VDS: Ho un legame viscerale con Bob Marley e ho continuato ad
ascoltarla fino ad oggi. Una parte di me è inconsciamente "rasta".
Davide Van "Dread" Sfroos!
A: Come è maturata a suo tempo in te la scelta di usare il laghée come
lingua principale, quando non esclusiva, delle tue canzoni? Riscontri
una differenza quando adoperi la lingua tremezzina rispetto a quella
italiana, per musicalità, espressività, capacità di evocare nei suoni
un mondo concreto di paesaggi e personaggi, considerando che la lingua
italiana è sempre stata “astratta”, poiché nata al livello scritto e
letterario, piuttosto che nel vivo rapporto con il parlato?
VDS: E' capitato tutto come se fosse inevitabile.Istintivamente. Il
dialetto metricamente è fantastico da cantare e l'italiano è una lingua
che il mondo ci invidia. Ovvio che per cantare alcune situazioni che
sembrano accadere in dialetto, la lingua del lago è perfetta.
A: Che rapporto c’è per te tra la scrittura per musica e quella
narrativa e poetica? C’è continuità o prevalgono eventuali e magari
comprensibili differenze di metodo? In entrambi i casi sono la
dimostrazione di una vocazione a raccontare e condensare storie ed
ambienti del Lago?
VDS: La canzone è veloce, ritmica e stringata. Ha meno tempo a
disposizione ma ha la musica che l'aiuta e deve raggiungerti in modo
immediato. La narrativa è senza musica ma ti permette di dilatare il
tutto. E' la differenza che c'è tra lo slalom e lo scii di fondo.
A: Una vocazione appunto narrativa e l’impegno sociale sono in qualche
modo caratteri intrinsechi alla musica folk? Se sì, perché?
VDS: Ogni canzone direttamente o indirettamente arriva ad essere un
semaforo per qualcosa di sociale. La musica folk lo è in modo forse
ancora più diretto forse perché parte proprio dalla radice di ogni
rapporto.
A: Quanto il folk italiano secondo te ha sotterraneamente nutrito in
Italia il cantautorato e quanto è stato sottovaluto come un genere meno
nobile e magari snobbato, anziché integrato, a causa di passioni
esterofile magari per il folk americano [che in te invece si affianca
spontaneamente e naturalmente ad altre tradizioni musicali, quella
“rivierasca” in primis, come già detto]?
VDS: E' stato sicuramente importante. Basilare in alcuni casi. A volte
si è allontanato per poi ritornare. Ogni artista è come se portasse un
po' di luce di colui che ha scelto come padrino prima di partire. Ogni
genere non nasce come un'esplosione ma è sempre una sorta di
interessante mutazione.
A: Grazie Davide!
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Ambrosia JSI
ore 12:36 [ ] |
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22.02.2008
Matmata: nuovo album e concerto in apertura agli Smashing Pumpkins
| Comunicati |
| Pubblicato il 01/02/2008 alle 11:47:38 |
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Il pathos del trascinante rock dei Matmata in apertura agli Smashing Pumpkins
Domani a Milano e il 3 a Bologna prima di Corgan e soci il viscerale rock vagamente à la
Muse di una band originale e di notevole impatto emozionale. Il loro
“In attesa del cielo” (Sober/Edel) arriverà nei negozi l’8 febbraio.
 Saranno
i bresciani Matmata ad aprire le due date italiane del tour della reunion degli Smashing Pumpkins, in cui il frontman ed autore Billy Corgan torna con lo storico batterista Jimmy Chamberlin, Ginger Reyes al basso e Lisa Harriton alle tastiere, a sprigionare la rabbia e l’energia racchiusa nelle canzoni di una delle band più “influential” degli anni Novanta, a cui si sono aggiunti i nuovi brani dell’atteso album “Zeitgeist”. Prima di riascoltare i leggendari riff corrosivi di canzoni memorabili come “Today” (direttamente dal magma emozionale di “Siamese Dream”, 1993) o “Bullet With The Butterfly Wings” (ovviamente dal doppio, straordinario album “Mellon Collie and the Infinite Sadness”, 1995), gli spettatori che domani affolleranno il DatchForum di Assago o si riverseranno nel Palamaguti di Bologna il 3 febbraio, avranno così il piacere di gustarsi i nuovi brani che la band italiana è in procinto di pubblicare. Uscirà infatti l’8 febbraio il loro “In attesa del cielo”, che segue l’album di debutto del 2003, che ha mostrato la qualità e il potere di suggestione del loro rock enfatico e graffiante. A qualcuno potranno ricordare il sound british dei primi Negramaro o l’alternative all’italiana tra Afterhours e new wave dei Deasonika, ma attenzione: non c’è da confondere i tempi e da ipotizzare influenze che non siano qualche marginale punto di riferimento in comune. La band bresciana è nata infatti nel lontano 1994 ad Orzinuovi,
strizzando l’occhio a tutt’altri modelli, venerati da un’intera generazione, ovvero band come Alice in Chains e Stone Temple Pilots; il primo demo risale al 1996 e si avvalse della supervisione di Omar
Pedrini. Il gruppo ha vinto anche il Brescia Music Art organizzato dall’ex Timoria ed è a lui legato da rapporti di stima reciproca. Già nelle prime canzoni dei Matmata si evidenzia il lirismo visionario del
cantante, chitarrista e autore Gianmario Ragazzi, in grado di fendere il rock più ruvido attraverso il calore di una dolcezza gonfia di pathos. Bloccati per diversi anni da un contratto a cui non seguì la
pubblicazione di un disco ormai pronto, hanno fondato nel 2000 la società Sober e iniziato a collaborare con il manager Marco Fontanini.
Per la Edel è uscito così l’ep “Sa il mio nome”, seguito dal loro primo album. In quell’anno, il 2003, hanno avuto modo di condividere il palco con Malfunk, Linea77, One Dimentional Man, Linea 77, Shandon. E’ seguito un triennio non felice, travagliato da problemi personali di Gianmario, ma nel 2006 con il produttore Alessandro Branca e l’innesto di Ulrico Bragaglio alle tastiere/sinths, sono tornati in studio per registrare il nuovo disco, che uscirà per la Sober/Edel. Si tratta di 14 canzoni di cui un’anticipazione attraente è fornita sul loro Space e in cui una prepotente visceralità caratterizza le interpretazioni di Gianmario Ragazzi, con i suoi vocalizzi virtuosistici e nella sua incisiva e travolgente carica, che ricorda il rock di respiro epico dei Muse. Sonorità aggressive e distorte, in cui sono ben in evidenza le basi ritmiche di Marco Ravelli (basso) e Nicola Saini (batteria), si alternano a squarci più melodici, mentre l’apporto dei sintetizzatori dà un tocco quasi dark alla forza solare o struggente del riff di chitarra acustica ed elettrica. Senza abbandonare la carica trascinante del loro sound, che distilla un rock originale e personalissimo di grande impatto, ci sono infatti anche ballate di intensità notevole nel
nuovo album, come dimostra l’emozionante e disarmante “Fermo” o la staordinaria titletrack,vera alluvione di brividi a pelle. Questa la tracklist di “In attesa del cielo”, che, secondo le parole di Ragazzi,
affronta “il tema dell’amore , della bellezza e del dolore che ho provato lottando contro problemi legati all’anoressia e alle conseguenze di una vita spinta oltre il limite”:
Fragile; La vita altrove;
Un male infedele;
Fiore di luna;
Tango di fobia;
Io te e la luna;
Tana per tutte;
In silenzio;
Fino a perdermi;
Te ne vai;
Ultima noia;
Fermo;
In attesa del cielo;
E’ cosa buona e ingiusta .
Articolo letto 960 volte
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Ambrosia JSI
ore 12:35 [ ] |
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02.01.2008
La musica del 2007 su YouTube
Questo non è un articolo, non è un editoriale, non è un classificone. E' una semplice selezione. Non sono gli album dell'anno, non sono le canzoni dell'anno, non sono i video dell'anno. Sono soltanto alcuni dei video presenti su You Tube che rappresentano la qualità espressa dal panorama nazionale e internazionale nell'anno appena terminato e le emozioni dispensate ad un'ascoltatrice che "si ammala di poesia" e di musica, è soggetta ad ascolti ripetuti e maniacalmente attenti, si lascia rapire da versi e riff. Consumo i dischi che mi colpiscono: ascolto di tutto, ma se la scintilla non scocca, posso sentire per lavoro, commentare, recensire, ma non conservare. Questi invece sono artisti e brani che ritengo da salvare(in ordine più o meno
casuale). Quanto meno come ricordo del 2007 in musica. Dividing Opinions - Giardini di Mirò Un disco molto atteso, annunciato da un singolo firmato ancora da Raina. Qualità ed emozione, impegno e atmosfera. Un sogno durato cinque mesi, realizzato con travagli e problemi inattesi dell'ultim'ora e generosamente offerto alla fine alla mia città. Senza di me. Eh, pazienza. Sarà per un'altra volta. Almeno accertai che Nuccini e Jukka esistono davvero. E suonano davvero come sembrerebbe in studio. Davanti a certi mostri della musica, bisogna sempre controllare con mano e farsi tirare i pizzicotti nel mentre: si ha sempre l'impressione di avere le allucinazioni. Woke up slow / are you passing by / the age of reels is going back till the end. Slowly move / never ending love / through the moody scene of your love Dividing opinions all we are Dal 31 dicembre è possibile scaricare un EP contenente un inedito (”No one’s to blame” - feat. Paul Anderson) e ben 4 remix a cura di Isan, Offlaga Disco Pax, Mickey Eats Plastic e Mapstation.
Il turbamento della gelosia - Il teatro degli orrori Dead Poets Society. Il culto della musica si coltiva tra gli adepti rodati dell'arte attraverso il super-gruppo. Il teatro degli orrori e Capovilla o li si ama o li si odia con la stessa intensità. Per me c'è follia e geniale in questo progetto iconoclasta, che brucia riferimenti letterari per un fluire di rabbia, blasfemia e ironia che osserva con un ghigno ambiguo una decadenza da cui non è possibile uscire. Ma non vi si arrende. E celebra anche l'amore ribaltato nel negativo dell'odio o nel furore della gelosia. "Il lato oscuro della solitudine" sanguina: ma quando mi incontro nello specchio non so più chi sono non so più che fare non so più dire non più pensare Non conto niente... Ed è per questo che odio Milano facce seccate e il cielo plumbeo piange pioggia giorno e notte giorno e notte
Un mio articolo su di loro
Roosterspur Bridge- Tori Amos "American Doll Posse" non sarà il miglior disco di Tori Amos, ma finalmente è tornata accorata, appassionata, travolgente nella sua elegantissima sensualità. La classe non è acqua. Una ballata che ho sentito molto mia:
Sometimes I think I think I understand
The fear in the boy
The fire in the man Sometimes I watch The wonder in your eyes That and you leaving I have memorized
Qualcuno si dimentica - Perturbazione Classici e originali, cinematografici e panoramici. Ormai la loro musica è uno stile, il loro intimismo è per vocazione. Storie dentro storie, pensieri e parole, lievi ed atroci come la stagione più bella dell'anno, la primavera, che qui è percezione di ciò che si potrebbe avere. Ma manca. Perchè nel buio il mio respiro è impaziente
Perchè mi manca sempre un pezzo per essere felice (è di Tommaso l'intervista più interessante e...bissata :) che ho fatto quest'anno) Questa invece la mia rece.
ore 10: parla un misogino - Amor Fou Dead Poets Society 2. Tra cantautorato, post-rock e indie, letteratura e cinema, la storia dell'Italia e una storia privata lacerante e struggente. Un disco spettacolare,che è un viaggio all'esterno e all'interno di noi,carico di lirismo e denso di ombre. In versione acustica, questa canzone è ancora più travolgente. E per il frontman...che dire...Raina oscilla tra l'intellettuale e il poeta, l'efebo e l'uomo sicuro di sè che si specchia incantato nell'arte che lo assorbe e lo anima. Ha qualcosa di fragile e di studiato, di tormentato e di romantico. quello della fuga è il giorno più feroce Link al mio annuncio dell'uscita de "La stagione del cannibale" Endorfina - Giuliano Dottori L'ho recensito due volte, potevo tralasciarlo?Giuliano ha una voce che è una carezza affilata come un pugnale: dal vivo in questa versione acustica di uno dei brani più belli del suo disco sfodera un falsetto alla Bellamy. Il suo cantautorato ha un'anima delicata e irresistibile, che come un cristallo assorbe e riverbera emozioni. Roberto Bonfanti me lo
annunciò: vedrai che ti piacerà. Aveva ragione. Sei il gusto amaro delle cose Quando sai cos’è ma non ricordi il nome Sei dietro un muro di vertigine Recensioni 1 e 2
Bright - Edwood Che disco. E che gruppo. Chiamatelo indie, chiamatelo shoegaze, i dettagli poco contano. Tra chitarre acustiche, sintetizzatori e riff, nelle loro canzoni vibra un'inquietudine sotterranea. Lascia un'impressione dolorosa anche la resa all'ombra e all'attesa della luce di "Bright". D'altra parte è un disco appassionato e la passione ha sempre qualcosa di disperato, perchè pericolosamente in bilico tra la felicità e l'abisso.Del mio brano preferito, "Tender", non ci sono video,ma potete ascoltarlo su myspace.Per me è stato nell'ultimo mese praticamente un inno.
"Loneliness I know you're looking for happiness, more tenderness I'm trying to make some plans for the future now and, I move myself again,I move myself again time to pick up flowers,ride into a forest show the fashion dress,black again you are homesick,so tender,I see the golden clever time to have a reaction,fast again you are tender,wild,a liar,a heroine a liar the make up on the eyelids, soundtrack come to me my shiny fire,a heroine a liar
scenario in the head,soundtrack
run to me my shiny fire,a heroine a liar scenario on the lips, soundtrack, soundtrack
(Tender - Edwood)
Good News - Canadians
Chiacchieratissima band del 2007. Altro che Kate Moss e Pete Doherty. :) Senza aver suscitato scandali o essere stati arrestati con tanto di cagnolino fashion-victim, hanno fatto parlare molto di loro. La domanda di rito: è vera gloria? Quando un gruppo senza essere patinato o posare nei calendari, colpisce gli adolescenti, c'è sempre un po' di invidia. Poi ogni tanto bisogna creare dei simboli di un'intera scena per esaltarli o calpestarli. Eppure loro nella scena indie ci stanno bene, ma non rappresentano altro che loro stessi. Come l'estate che finisce, lasciano un retrogusto amaro, un nodo in gola che è più eloquente di mille parole. Io ormai mi sono terribilmente affezionata alle loro canzoni dolciamare, in cui la spensieratezza dell'orecchiabilità lascia il passo molto spesso alla malinconia. Questo è uno dei brani più struggenti del disco (con il basso di Max in evidenza: sua è forse l'intervista più divertente dell'anno delle mie, anche se a leggerla non si capisce mica il perchè :) ). News, good news, don’t you know? It’s the end of the contemporary age snow and deers will return in town and tears will not just be untrue
wind of change in the air, in my brain i’m glad and my heart is near to explode
The National - Fake Empire (Live@Dave Letterman Show) Sinceramente non mi fanno impazzire. La voce da crooner di Berninger è piena e corposa, ma devo dire che le loro canzoni mi lasciano un'impressione di controllo rigoroso, che non si fa fendere da emozioni fluide e intense. Fondamentalmente resto una persona invaghita dagli eccessi contradditori, che la misura lascia sempre un po' fredda. Però c'è qualità senza dubbio e questa canzone tra l'altro ha un titolo che trovo strepitoso.
Turn the light out say goodnight
no thinking for a little while
lets not try to figure out everything it wants
It’s hard to keep track of you falling through the sky
we’re half-awake in a fake empire
we’re half-awake in a fake empire
All I Need - Radiohead In vinile "In Rainbows" suona divinamente. Lasciamo perdere le strategie, le
vendite, il marketing. La musica la giudico per quello che è, quello
che ci gira intorno per me è assolutamente relativo. Dopo aver
decostruito le canzoni fino a ridurle a rumore, tornano alla melodia.
Non ci sono brani da spogliare, ma si ricomincia da zero a
rivestirli.Questo è uno dei filmati della notte di S. Silvestro: non
c'è niente di inessenziale. La canzone scorre inesorabile e drammatica
come la fame e la sete di quella medicina indispensabile che è l'amore.
Yorke è un interprete eccezionale:antidivo per eccellenza, raggiunge
vertici di intensità inenarrabili quasi senza muoversi. Altro che discbox, altro che diritto di prevendita per i biglietti, altro che contrattazioni con la EMI: i Radiohead non hanno prezzo.E al momento non hanno padroni. I am a moth who just wants to share your light I'm just an insect trying to get out of the night I only stick with you because there are no others You are all I need You are all I need I'm in the middle of your picture Lying in the reeds
It's all wrong It's all right It's all wrong La mia recensione a caldo
Smashing Pumpkins - Today (live @ Live Earth) Visto che non trovo più un video live dei Piano Magic che mi piaceva non poco, chiudo con un video da una reunion molto discussa e discutibile. Questa canzone è la mia filosofia di vita. Oggi è stato un giorno positivo. Non posso aspettare cosa mi riserverà il domani. E' oggi (e se non lo è, lo deve diventare) il giorno migliore della mia vita. Buon 2008 in primis a me stessa: vi assicuro che ho molto bisogno dell'augurio.
Today is the greatest
Day I have ever known
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Ambrosia JSI
ore 13:56 [ ] |
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02.01.2008
Canadians
Interviste |
Pubblicato il 25/12/2007 alle 20:46:15 http://www.musicalnews.com/articolo.php?codice=11255&sz=3 |
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Canadians: cosa c’è dietro a uno dei più acclamati dischi dell’anno?La nostra intervista a Massimo Fiorio
I
cinque ragazzi sono stati uno dei fenomeni del 2007. New artists
dell'anno per Mtv,a marzo suoneranno in Texas.Dietro alla solarità del
loro indie-pop, ci sono distorsioni e malinconie di “A Sky With No
Stars”.Ma soprattutto una band simpatica.
Band del 2007 tra gli emergenti? Questo il verdetto di pochi giorni fa
di Mtv.it., mentre sul sito di Spin sono stati artisti del giorno. Ha
parlato di loro NME, a marzo 2008 parteciperanno al festival SWSX di
Austin, in Texas. Si sono esibiti al leggendario Cavern Club di
Liverpool, nel 2005 la loro musica è stata trasmessa negli States
grazie al programma tv ProjectMyWorld. Stiamo parlando dei veronesi
Canadians (Duccio Simbeni alla voce e chitarra, Michele Vicoli alla
chitarra, Massimo Fiorio al basso, Vittorio Pozzato alle tastiere,
Christian Corso alla batteria) e, sicuramente, non siamo i soli. Del
loro disco “A Sky With No Stars” (Ghost Records/Warner) tanto si è
scritto dappertutto. Al punto che sono diventati uno dei simboli della
scena indie senza averlo mai preteso e sebbene invece il panorama del
genere (se mai è esistito un genere con questo nome) sia quanto di più
frammentato e diversificato si potrebbe immaginare. E i simboli
dividono: si idoleggiano o si distruggono. Eppure, il clamore è quanto
di più lontano dalla loro musica, un solare indie-pop, che sparge luce
a piene mani con i cori e le basi ritmiche orecchiabili e “addictive”.
La loro ricetta apparentemente è semplice e segue una strada che dai
Beach Boys conduce agli Weezer. Però dietro questa serenità, che
dispensa melodie e brani ballabili da college-band, ci sono
inquietudini che si fanno materia viva e straziante o cullano le
riflessioni dei non più adolescenti, di uomini che guardano al cielo,
per cercare una via di fuga dalla dimensione soffocante e frenetica
della metropoli, ma non trovano più stelle. Ci sono suoni distorti, che
incrinano la superficie colorata dell’involucro e immettono ombre
profonde persino in brani come “15th of August” o “Summer teenage
girl”, che iniziano limpidi e coinvolgenti; ci sono code malinconiche
all’insegna del post-rock di qualità, bassi taglienti, sintetizzatori
che sono spiragli ariosi, ma pure porte spalancate per qualcosa di
algido e sottile che ti prende alla gola, senza poter essere
razionalizzato. Ci sono sferzate di malinconia che lasciano il segno,
bilanci negativi, brevi slanci utopici, arpeggi e pause accorate,
violini e delay, nell’annuncio di un futuro inverno, temuto e invocato
alla fine dolceamara dell’estate. Insomma, c’è tanto da sentire e da
notare. Almeno per verificare se arrivano a voi le stesse emozioni che
sentiamo noi. E prima di salutare con il 2007, fare i conti con i
Canadians è quasi d’obbligo. Un po’ di tempo fa, abbiamo avuto il
piacere di fare una chiacchierata molto divertente e rilassata con
l’uomo-immagine-multimediale della band, il bassista Massimo Fiorio, la
voce indispensabile degli “ushallalla” del disco, lo schietto e ironico
blogger in multitasking Dietnam
, che sicuramente ci rammenta un concetto molto semplice. Che dietro un
disco – al di là di quello che vi si può costruire, “fuffa” e
giornalismo compresi – ci sono dei ragazzi che amano quello che
fanno…e, oh, sono molto simpatici. Il che in un panorama ricco di
sfigati che fanno i fighetti, di artisti che si sentono geniali o
intellettuali, non è mica roba da poco.
Partiamo, ovviamente, tanto per cambiare, dal nome, che ormai conta
pronunce all’italiana, all’inglese, e chi più ne ha più ne metta…Perché
avete scelto questo nome e…avete deciso qual è la pronuncia corretta?
Massimo Fiorio: Non ci siamo posti il problema della pronuncia, io ho
sempre detto Canèdiens, ma non mi sono mai veramente chiesto se fosse
corretto e non ho mai verificato…Ma diamo per buono Canèdiens, per
fugare ogni dubbio!Il nome l’abbiamo scelto perché una sera l’ho
buttato lì in sala prove ed è piaciuto a tutti…Poi ovviamente abbiamo
cercato dei significati per rispondere alle interviste!Tra le varie
opzioni, diciamo che 1. ci piacciono le band che vengono dal Canada e
ci è sembrato un modo carino per tributare questo nostro amore, 2. ci
piace anche la nazione per i suoi paesaggi e le sue città (Toronto,
Vancouver, Montreal…), 3. ci piace la bandiera canadese e 4…ci piaceva
il nome e l’abbiamo scelto senza un vero motivo!
E credo quest’ultima sia l’ipotesi più comune in questi casi, quella che più spesso si verifica davvero!
MF: Credo anch’io…(ridiamo)
L’etichetta che spesso si utilizza per la vostra musica è indie-pop
ma vi sta abbastanza stretta perché le distorsioni incupiscono spesso
la potenziale solarità delle canzoni, dando loro qualcosa di
nostalgico. Quali sono gli artisti più cupi che contate tra i vostri
ascolti, a prescindere dal fatto che vi abbiano influenzato o meno?
MF: Duccio (voce e chitarra) e Michele (chitarra) ascoltano i Mono, che
non fanno sicuramente pop, i Maserati. Il chitarrista è un fanatico dei
Neurosis, roba pesantina…E’ chiaro poi che le influenze melodiche si
sentono maggiormente, ma il nostro sound non è certo da spiaggia o da
radio all’ora di pranzo. A noi piacciono poi le distorsioni, perché ci
permettono di sembrare grandi musicisti quando in realtà non lo
siamo!(ridiamo) Possiamo mascherare i nostri limiti…Poi io sono il
primo a dire che quelli che suonano con me sono molto bravi…Io sono
quello che pecca in tecnica musicale…ma sono quello che rilascia le
interviste…!!!Ognuno ha un compito nel gruppo!
Ma è un ruolo che ti sei scelto o ti è stato affibbiato molto democraticamente dagli altri?
MF: No, me lo sono scelto, perché, in base alle rarissime occasioni che
ho avuto di ascoltare interviste degli altri componenti del gruppo, ho
preferito farle io!
(ridiamo, ancora…)
Un provvedimento di emergenza, insomma!
MF: Poi sono stato delegato anche dall’etichetta, che mi ha detto: “Le interviste le fai TU!”
(ridiamo!)
A proposito di quello che mi dicevi sulle distorsioni, visto che
avete fatto un percorso relativamente lungo prima di pubblicare il
disco, nello scegliere le sonorità dell’album, avete pensato
all’effetto che le canzoni facevano dal vivo?
MF: Quando siamo entrati in studio per registrare il disco, avevamo
queste 11 canzoni nate in sala prove e provate solo ed esclusivamente
per i concerti; avevamo un’impostazione prettamente live. Poi in studio
sono stati ridefiniti dei particolari, abbiamo tagliato o aggiunto qui
e lì, smussato ogni angolo lavorandoci con calma…Però la struttura era
quella che già proponevano nei live. Il disco è una conseguenza
piuttosto che una causa dei live che facciamo adesso: è venuto dopo
rispetto ai concerti in cui già avevamo proposto quei pezzi. Tutto
nasce da lì…
Il titolo del disco dà l’idea di uno spazio aperto, ma anche vuoto: che fine hanno fatto le stelle del vostro cielo?
MF: Oddio, questa domanda dovresti farla al nostro cantante, che scrive
questi testi tristi e malinconici, quando per noi in realtà suonare con
i Canadians significa solo andare in giro a divertirci, mangiare, bere,
conoscere un sacco di gente…! (ride) Ma lui evidentemente ha questo
pessimismo cosmico che si porta dietro e che si riflette anche nei
testi…Per fortuna, abbiamo scelto questa copertina colorata e solare,
così la gente è invogliata magari a buttare un occhio sul disco, anche
se il titolo non è il massimo dell’ottimismo!
C’è una vostra canzone che è approdata anche all’estero e si intitola “Find out your 60’s”: quali sono i vostri anni ’60?
MF: Da parte mia, ovviamente, sono quelli di mio padre…Non c’ero negli
anni ’60, sono nato sul finire degli anni ’70 ma ricordo che gli
ascolti a casa mia erano Beatles e Beach Boys: credo siano gli stessi
anni ’60 degli altri membri del gruppo, o quanto meno del cantante,
Duccio.
A proposito dei Beatles, il sitar di “15th of August” fa abbastanza George Harrison: com’è nata l’idea di utilizzarlo?
MF: In studio c’era questa custodia strana che non sapevamo cosa
fosse…Un giorno l’abbiamo aperta e dentro c’era un sitar. Il nostro
tastierista [n.d.r. Vittorio Pozzato], che è davvero un musicista della
madonna, fa scuola di piano jazz, ma sa suonare davvero
tutto-tutto-tutto, l’ha preso in mano e ha cominciato ad accordare un
po’ a caso…L’abbiamo inserito in quel buco che c’è sul finire del
pezzo, poi riascoltandolo, ci è piaciuto. Anzi, inizialmente c’era
anche altra roba sotto, batteria, chitarra, ecc., ma abbiamo tolto
tutto e tenuto solo il sitar, con dei suoni strani che non ricordo
neanche come sono stati registrati... Lo abbiamo tenuto come elemento
di rottura nel brano, ma ti assicuro che è stato suonato a
caso!(ridiamo)
Invece per quanto riguarda, “Last revenge of the nerds”, voi vi
sentite un po’ nerd?So che dovrei chiederlo al cantante, visto che
scrive lui i testi, ma il portavoce sei tu…!
MF: No, ma non ti preoccupare, ti rispondo io!(ridiamo) Lui sicuramente
sì si sentirà un po’ nerd, a vederlo lo sembra, con gli occhiali con la
montatura nera…Comunque è un po’ un omaggio a quei miti degli anni
’80-inizi anni ’90, che hanno caratterizzato non tanto la nostra
crescita musicale, ma la nostra vita nell’adolescenza. Nel testo
infatti vengono citati i Goonies e Marty McFly [il protagonista del
film “Ritorno al Futuro” di Robert Zemeckis].
Cosa vi è rimasto, anche generazionalmente, della musica degli anni ’90?
MF: Io ovviamente ho ascoltato tantissimo grunge nella prima parte
degli anni ’90, anche se magari adesso lo ascolto un po’ meno: il
percorso grunge lo abbiamo attraversato un po’ tutti noi trentenni o
più o meno trentenni…I nomi che ci sono rimasti nella musica che
facciamo adesso sono quelli dell’indie-rock americano, come Weezer,
Grandaddy, Pavement…Sono band che sono citate spesso a proposito dei
Canadians, ma perché effettivamente li sentiamo vicini.
Volevo appunto vedere quanto vi poteste ritrovare in questi gruppi spesso citati tra i vostri modelli…
MF: In sala prove chiamiamo le canzoni in modo diverso rispetto ai
titoli del disco: c’è un pezzo che chiamiamo “Weezer”, un altro
“Coldplay”…Abbiamo i nostri nickname per le canzoni! (ridiamo) No, ma
comunque noi siamo d’accordo solitamente con i gruppi che indicano
nelle recensioni come quelli che ci ispirano maggiormente.
Che rapporto avete come ascoltatori e come musicisti con il post-rock?
MF: Beh, un buon rapporto d’amore, è un po’ il nostro amante! (sorride)
Michele e Duccio (sempre loro, che sono i compositori principali, visto
che i brani sono depositati a loro nome) vanno pazzi per la corrente
del post-rock e quindi cerchiamo di mescolare la passione per il pop e
le melodie più orecchiabili con code strumentali di 15 minuti in cui
viene fuori il nostro…anzi…il loro amore per il post-rock…!Io non sono
un fan…
Avete punti di riferimento particolari nel post-rock?
MF: Sto ripensando ai nomi che ha citato di recente Duccio…Beh, credo
siano sempre i soliti, Mogwai, sempre per le code e i delay, Mono,
forse anche Maserati, The Appleseed Cast, anche se non sono proprio
post-rock, ma utilizzano anche loro delle parti strumentali abbastanza
lunghe e importanti…Però, al momento, mi sfuggono i nomi che facciamo
di solito!Poi cerco anche di variare i gruppi da citare da
un’intervista all’altra…
Invece per quanto riguarda la vostra carriera, approdare all’estero
è stato un traguardo?vi sentite un po’ “arrivati”? Oppure ormai
nell’indie c’è anche un’internazionalizzazione delle nicchie, per cui
gli ascoltatori ci sono anche all’estero, ma nel complesso si tratta
sempre di una percentuale di appassionati e cultori?
MF: Certo, quello è dato soprattutto dalla diffusione di internet e di
myspace, che ti permette di arrivare dove prima non era possibile…A
parte un concerto a Liverpool, per ora non abbiamo fatto molto
all’estero. Siamo passati in un promo televisivo americano e quello ci
ha dato una bella botta di visibilità su myspace, che ancora ci
portiamo dietro…ma sono state cose sporadiche, che abbiamo visto più
come punti di partenza, che di arrivo… Il disco uscirà anche all’estero
e ora faremo dei tour di supporto anche nelle varie nazioni in cui sarà
pubblicato, Germania, Olanda, poi ovviamente il nostro obiettivo sono
gli Stati Uniti…Speriamo!
A proposito di myspace, - questa è una domanda che vi fanno spesso,
ma credo sia importante…- quanto pensi vi abbia aiutato la diffusione
su internet e quanto pensate che aiuti in generale i gruppi indie,
visto che spesso reperire i dischi può essere difficile, ma ascoltare i
gruppi su myspace è sicuramente più facile?
MF: …anche scaricare i dischi è più facile!Alla fine il nostro disco si
trova ovunque da scaricare: ben venga, vuol dire che il nome gira!Io
stesso ho provato a scaricarlo per vedere se si scaricava velocemente
(ridiamo) e si è scaricato in un attimo: vuol dire che ce l’aveva tanta
gente…Secondo me, myspace è stato fondamentale, come internet: io
sfrutto moltissimo anche il mio blog (http://dietnam.blogspot.com/) per
fare pubblicità a tutto quello che riguarda il gruppo…In due anni,
grazie a internet, ho fatto molto di più di quello che avevo fatto con
un’altra band in dieci precedentemente…Poi bisogna saperlo usare bene:
c’è chi lo usa solo come mezzo di spam…
Un’ultima battuta sul disco: quest’idea di celebrare l’estate anche
con atmosfere da college-band, da ballo scolastico, non è anche un po’
un prolungato canto del cigno per l’adolescenza? Un tentato congedo?
MF: Sì, quando mi chiedono di solito “quanti anni hai?”, cerco sempre
di domandare “quanti me ne dai?”: me ne danno sempre 5-6 in meno e io
sono contento…Però musicalmente cerco anche di abbassare ulteriormente
la mia età! (ride) No, ma in realtà la nostra musica è sempre stata
abbinata al termine “adolescenti”, ma secondo me esclusivamente perché
siamo passati in televisione in America e ci hanno visto milioni di
teenager che poi si sono riversati sul nostro space…Oggettivamente però
siamo cinque trentenni che fanno musica che piace a noi…Poi ben venga
se piace anche agli adolescenti: quando abbiamo suonato a Verona, era
effettivamente pieno di ragazzini e ragazzine…Ma è musica che piace a
noi, che non siamo teenager!
Beh, ma dai, comunque ci sono delle canzoni che fanno pensare un po’ ad una festa del college…
MF: “Summer Teenage Girl”? Beh, ma fanno canzoni così anche gli Weezer che hanno 40 anni!
(ridiamo) Infatti, ma poi l’età che uno sente non coincide spesso con quella anagrafica…
MF: Sì, secondo me qualcuno nel gruppo si sente addosso una cinquantina
d'anni.Ci penso io ad abbassare la media, sentendomene addosso non più
di 16...(ridiamo)
Alla fine l’età media torna la vostra, probabilmente…! Come
immaginate ora il vostro futuro? Avete degli obiettivi minimi che vi
proponete a breve?
MF: Suonare tantissimo lo stiamo facendo, abbiamo molte date
fissate[n.d.r: il tour è organizzato dalla Cyc Promotions]. Poi stiamo
lavorando su nuovi brani, che si staccano un pochettino da quelli del
disco come mood, ma a grandi linee la base melodica c’è sempre…Forse
saranno un pelo più tirati, ma… ne abbiamo solo due…E’ difficile
giudicare ora!
Magari i successivi rivoluzioneranno la prospettiva!Meglio non sbilanciarsi troppo sui dischi…
MF: Sì, infatti, magari quando ne avremo qualcuno in più, ti saprò dire…
Allora, io ti ringrazio…
MF: Grazie a te, è stata una chiacchierata molto piacevole!
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Ambrosia JSI
ore 13:50 [ ] |
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26.12.2007
Artemoltobuffa
ARTEMOLTOBUFFA
L’aria misteriosa
Aiuola
2007
La
peculiarità della musica di Alberto Muffato è quella di essere sospesa.
Tra infanzia ed età adulta, tra cieli stellati e città dipinte con i
colori tenui degli acquarelli, tra cantautorato ed indie.
Giunto alla seconda prova discografica, con la produzione di Fabio De
Min dei Non voglio che Clara, Artemoltobuffa sfodera uno stile
immaginifico che ha il gusto della semplicità del quotidiano, che nelle
immagini trattiene i sentimenti, per lo più senza parlarne e quindi
senza contaminarsi con la retorica del sentimentalismo.
Dominano il disco gli arpeggi di chitarra acustica e i ritmi cadenzati
e sognanti, che però sanno tingersi di jazz, aprirsi a squarci luminosi
di violini o alle sonorità ariose delle tastiere, oppure ancora
lasciarsi fendere da feedback di chitarra elettrica e suoni distorti.
La voce di Muffato è asciutta, ma ferma e tenera, da cantastorie
sottovoce che adotta e sceglie il fiabesco quando descrive le lucciole
“conficcate sulla nostra pelle”, pronte a tramutarsi in stelle,
racconta un cielo difettoso acceso dall’elettricista ne “Le rughe della
fronte” o si smarrisce nella tenerezza di “Invenzioni”, che a tratti
ricorda i Perturbazione.
Le canzoni di Artemoltobuffa si immergono nelle cose con il candore
degli occhi bambini dell’ “Estate” o dell’uomo romantico che sogna la
sua donna sposa ne “L’aria misteriosa”. Le parole d’altronde, ripetute,
spesso riecheggiano come formule di senso, bagliori di piccole verità
che poi lasciano il posto alla poesia e alla solarità del piano, come
in “Dove lei passa”(un po’ Beatles, un po’ Badly Drawn Boy), che
accoglie grandiosi intervalli di tromba.
L’indietronica emerge infine nel quadretto dell’ “Aranciata” e per
disegnare i ritmi alienanti dell’ “Impiegata delle poste”, grazie alla
quale proiettarsi in posti assolati “senza processioni o campionati”,
“senza croci rosse o carri armati”.
Si può rimproverare un’assenza di smalto ai pastelli di Alberto? La
risposta è ne “Le rughe di fronte”, in cui il cantautore veneto
dichiara che “le cose perfette / non ci portano fortuna”; anche tra le
decelerazioni struggenti della splendida “Se un giorno”, si nascondono
delle dichiarazioni programmatiche di diffidenza nelle certezze della
“gente senza errori”, perché “l’ordine è la fine, è un principio già di
morte”.
Muffato crede nei dubbi, nella bellezza delle insicurezze e delle
imperfezioni. Inutile quindi misurare con strumenti scientifici …l’aria
misteriosa che lui riesce ancora a percepire nella soffocante
superficialità di ogni giorno.
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Ambrosia JSI
ore 18:29 [ ] |
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26.12.2007
Radiodervish
http://musicalnews.com/articolo.php?codice=11122&sz=4 | Recensioni |
| Pubblicato il 27/11/2007 alle 22:55:35 |
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Centro del mundo: Radiodervish e Noa con le loro nuove canzoni live a Barletta
Non folclore,mai
moda,ma storie di vita,cultura,emozione nelle canzoni dei Radiodervish
e Noa.Tra il fascino del ritmo,il peso delle parole e dei silenzi,il
carisma di 2 voci impareggiabili,per sentimenti che vivono nel solo
luogo possibile,il mondo
I Radiodervish sono tornati al ritmo, alla sua forza primigenia, alla sua
magia arcana. Dopo aver pubblicato un live per lo più acustico, che nei
racconti e nelle letture di Giuseppe Battiston si inseriva pienamente
in una dimensione cantautorale, delicata e poetica, sono tornati a
sperimentazione alchimie ritmiche fascinose e travolgenti; eppure,
nell’ultimo album, uscito un mese fa, “L’immagine di te” (prodotto da
Franco Battiato e Pino Pinaxa Pischetola, che si è occupato anche del
mixaggio), secondo disco uscito per la Radiofandango di Stefano Senardi
che fa capo alla Fandango di Domenico Procacci, come nel relativo live,
ancora una volta world music, se proprio di etichette abusate ci si
deve servire, è cervello e cuore, non è pedissequa ripetizione di
schemi e tradizioni, non è neanche connubio di ritmi e melodie studiato
a tavolino per risultare accattivante e inseguire le mode del momento o
crearne di nuove. Non è folclore. E’ storia, è terra comune, è cultura
(una, come il mondo), è umanità, è emozione, è silenzio, con
arrangiamenti di gusto finissimo, che dosano pieni e vuoti, con
sapiente attenzione all’addizione e alla sottrazione di suoni. E’
un’esperienza, per viaggiare attraverso solitudini e sofferenze,
conflitti del cuore e ferite del mondo, non osservate attraverso la
lente del consueto e diffuso pacifismo stilizzato e di maniera,
materiato di simboli usurati e slogan, ma viste con gli occhi e portate
per sempre nella memoria. Il duo, composto da Nabil Salameh (voce e
chitarra), di origini palestinesi, e da Michele Lobaccaro (basso
elettrico e chitarra acustica), ha riservato il 24 novembre
un’esclusiva regionale della Princigalli Produzioni con Noa al Teatro
Curci, autentico gioiellino di stucchi in quel di Barletta. Il concerto
prende le mosse proprio delle prime due canzoni del nuovo disco:
seppure Nabil avverta che i brani appena pubblicati devono ancora
percorrere la loro strada nei live e nutrirsi di emozioni, i pezzi più
recenti risultano non solo elegante, ma anche notevolmente
coinvolgenti. Non ci sono grandi variazioni rispetto alle versioni
studio(seppure manchino del tutto i brani cantati in duetto nel cd,
l'irresistibile e "militante" "Babel" e la grazia leggiadra
dell'italo-grika "Yara" con la giovane Alessia Tondo), ma i vuoti si
accentuano e i brani acquisiscono un sapore ancora più raffinato, tra
l’appeal contemporaneo e vintage ad un tempo dei sintetizzatori e gli
arpeggi di chitarra acustica, guadagnando inoltre pathos nelle
interpretazioni vivide e suadenti di Nabil. La sua voce è ben
evidenziata dai volumi e si arricchisce di sfumature ed espressività
nei vocalizzi e nell’intrecciarsi dei cori. Sul palco, con loro ci sono
l’ormai “terzo Radiodervish” Alessandro Pipino(tastiere), amico di
lungo corso e tra l’altro co-autore delle musiche dei nuovi brani, e il
violino di Anila Bodini, amplificato per risuonare sontuoso come
un’orchestra d’archi per la favola d’amore e distanza di “Erevan”, o
virtuosistico per arabeschi di assoli sinuosi e brillanti, come in
“Spirits”, tratta dal secondo disco della precedente formazione degli
Al Darawish, “Radio Dervish”, del 1996). Le canzoni in lingua araba
sono un tripudio di ritmo e un fluire unico e inarrestabile di brividi:
“Tunes – Genova” ha le percussioni di Antonio Marra in grande spolvero,
è costruita attorno a un ritmo molto ben scandito e quindi ballabile e
si nutre della combinazione affascinante della fisarmonica di Pipino e
del violino. Un crescendo irresistibile, alimentato dalla naturale
musicalità di una lingua antica e ricca del fascino prezioso di una
cultura millenaria e vivissima, sarà poi quello finale, con i cambi di
ritmo, pronti a accelerazioni vertiginose, di una rinnovata “Asfur”
(dal primo album pubblicato con il nome Radiodervish nel 1998,
vincitore del Premio Ciampi come miglior debutto discografico,
ristampato nel 2005), con la base ritmica dell’amore totalizzante e
devastante della spendida “Junoon” (da “Centro del mundo”, 2002,
Cosmasola/Il manifesto), più asciutta e in evidenza rispetto all’album
e quindi quasi rockeggiante, fino all’ipnotica “Avatar” del disco
fresco di stampa. L’elettronica anni Settanta, contrappuntata da un
violino molto classico, regala al “viaggio insidioso nel mondo
dell’impossibile” della canzone davvero una dimensione siderale e
sconfinata, che attrae vorticosamente al suono seducente della voce di
Nabil. Le tastiere di Alessandro Pipino calibrano con maestria suoni e
potere emozionale: in “Milioni di promesse”, tratta da “L’immagine di
te”, i sintetizzatori si fanno malinconici, a seguire gli arpeggi
struggenti di chitarra acustica del ritornello, o ad accompagnare la
voce in sordina nell’avvio, mentre subito dopo in “Amara terra mia”,
cover di Modugno che per l’omonimo disco del 2006 è stata accompagnata
da un video diretto da Battiato, ecco tocchi discreti di tastiera, che
si fa organo nel ritmo cadenzato con cui i sogni dei migranti del primo
pezzo, nel pathos del violino, diventano carezza nostalgica e
sofferente sulla terra che si è costretti a lasciare. Il finale del
brano è un’acme di commozione, con i vocalizzi di Nabil e il
controcanto del violino di Anila, ma non c’è tempo di riaversi, perché
ci si abbandona subito alle note eleganti del piano e al lirismo de
“L’esigenza”, suggellata da un’interpretazione di memorabile intensità.
Favolosa è poi la tastiera della nuova “Se vinci tu”, tra il riff della
strofa e la linea strumentale del ritornello, introdotto, in uno degli
arrangiamento più notevoli ed efficaci della serata, dal pulsare del
basso di Michele, che trova il giusto risalto emergendo dall’impasto
sonoro anche in “Stella briciola di campo”, un’altra delle canzoni
appena pubblicate, che dal vivo assume sonorità assimilabili al
cantautorato indie. La ballata porta nel nome l’antico nome di
Babilonia per una storia d’amore in Mesopotamia in un’era in cui, come
dice lo stesso Lobaccaro nella presentazione, cielo e terra erano più
vicine e si costruivano le città seguendo le trame delle stelle.
Impetuosa e travolgente è la ritmica di “In prima luce”, brano dell’ep
“Al Darawish” (1993), mentre colma di emozione è la canzone
dell’encore, “La rosa di Turi”, ispirata alla lettera del 1° luglio del
1929 di Antonio Gramsci alla cognata Tania Schucht, in cui l’attenzione
per la rinascita rigogliosa del fiore diventa vitale rimedio contro
l’atonia psichica del carcere, nell’annullamento dello spazio, mentre i
“cicli eterni” delle stagioni si fanno dolorosamente carne.
Nella seconda parte del concerto, sale sul palco l’artista israeliana
Noa, che incanta tessendo fili invisibili con i movimenti delle sue
mani, ma soprattutto con la sua voce limpida e melodiosa, che si
immerge in sonorità mediorientali e si confronta con uno stile simile
al cantautorato al femminile americano e con tocchi di folk e jazz.
Degni di nota i magnifici vocalizzi di “Mishaela”, pubblicata già
nell’album "Achinoam Nini and Gil Dor Live " del 1991, inclusa anche
nell’ultimo live inciso con i Solis String Quartet nel 2005, mentre
accattivanti sono state le percussioni (congas e djembe) di Noa, nonché
il cajon e i piatti suonati a mani nude da Zhoar Fresco, sulle note di
“I don’t know”, tratta da “Noa” (1994) e impreziosita dagli splendidi
arpeggi di chitarra di Gil Dor. Molto delicata e appassionata ad un
tempo anche “Eye in the Sky”, ballata sospesa tra pop e jazz forse tra
le più famose di Noa. L’artista ha poi presentato diversi brani del suo
nuovo album di prossima uscita, un concept in cui ha cercato di
indagare, esplorare e restituire in musica la storia della sua famiglia
yemenita, costretta a lasciare Tel Aviv alla volta degli States quando
lei aveva solo due anni. In Israele però Achinoam Nini (questo il suo
vero nome) tornò a 17 anni in cerca della sua identità e ora ripercorre
con il suo pubblico i ricordi della sua infanzia, le scelte obbligate e
libere della sua vita e il relativo portato di dubbi, sofferenze e
paure che hanno comportato per lei ed i suoi. Particolarmente toccante
una canzone dedicata al padre, il cui ritornello recita all’incirca
(citiamo a memoria) “The eyes of love don’t know your name / don’t see
the colour of your skin / The eyes of love don’t see your age / don’t
see the lies you try to hide / the eyes of love see only what’s
inside”. Visto che l’anno scorso Noa ha pubblicato il cd “Napoli
Tel-Aviv”, non è mancato un sentito omaggio all’Italia, con la
scoppiettante “Alla fiera di Mast’Andrea” ma soprattutto con “Santa
Lucia luntana”, brano che non ha potuto non sentire vicina in quanto,
come migliaia o milioni di persone, figlia di una famiglia di
immigrati. Molto applaudito d’altronde “Beautiful That Way”(compresa in
“Blue Touches Blue”, 2000), colonna sonora di Nicola Piovani di un
capolavoro made in Italy come “La vita è bella” di Benigni, mentre
solare e corale è stata un’altra canzone in ebraico, “Shalom Shalom”
(pace). Tuttavia, il vero momento in cui il pubblico ha potuto per un
attimo immaginare cosa implichi il desiderio e l’ansia di vivere nel
concreto finalmente nell’ebbrezza di questa parola è stato quello
finale. Alla setlist dei Radiodervish mancava qualcosa. E quando Noa ha
cominciato un racconto personale, vivido e toccante il duetto era
facile capire che fosse nell’aria: ha parlato dell’incontro con un
artista arabo, delle reciproche iniziali diffidenze sciolte in lunghi
colloqui su due paesi separati dalla storia, di un’amicizia che si è
cementata in un rapporto fraterno, della fotografia del simbolo di un
sogno, con le bandiere palestinese e israeliana a catturare la brezza
marina su una spiaggia pugliese assieme all’arcobaleno della pace. A
ricordare con la sua “sorellina” l’emozione di quell’immagine non
poteva così che tornare sul palco Nabil, ormai pienamente cittadino
italiano, come ha ricordato con gioia Noa, seppure la cittadinanza,
travagliato e sofferto processo burocratico, sia probabilmente
innanzitutto uno stato d’animo più importante di ogni carta bollata.
Ecco allora che la canzone mancante è riecheggiata nel suggestivo
scenario del Teatro: un gioiellino d’arte e verità, “Centro del mundo”,
non poteva che chiudere il concerto ricordando che forse quello che
portiamo dentro non ha un luogo e un tempo che non siano il mondo. E
l’eterno.
Ringrazio di cuore Nabil Salameh per la setlist precisa dei Radiodervish.
Articolo letto 1411 volte
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Ambrosia JSI
ore 18:27 [ ] |
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26.12.2007
Tutto sul Tenco 2007: cast, omaggi, premi a Quirici e Giovanni Block
http://musicalnews.com/articolo.php?codice=10951&sz=2 | Notizie |
| Pubblicato il 02/11/2007 alle 16:40:00 |
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Tutto sul Tenco 2007: cast, omaggi, premi a Quirici e Giovanni Block
Dall'8
al 10 novembre a Sanremo la 32° edizione del Premio,dedicato per la
1°volta allo stesso Luigi Tenco.Con un libro e omaggi di ben 30
artisti,da Paola Turci a Carmen Consoli,da Cammariere a Gino Paoli.
Premi a Beppe Quirici e Giovanni Block.
Avrà inizio il prossimo 8 novembre la 32° edizione del Premio Tenco,
“Rassegna della canzone d’autore” attenta alla valorizzazione dei
talenti della migliore musica d’autore, al di fuori e al di sopra delle
mode fugaci e dei canoni delle classifiche. Ormai sono noti tutti i
dettagli dell’edizione 2007 della manifestazione, che anche questa
volta avrà luogo al Teatro Ariston di Sanremo.
Nella foto:Giovanni Block
In primis, una novità assoluta: per la prima volta il tradizionale
omaggio ad un nome storico del cantautorato sarà rivolto a Luigi Tenco.
In occasione nel quarantesimo della scomparsa e a pochi mesi dal
settantesimo anniversario della sua nascita (21 marzo 1938), il Club
Tenco ha infatti pensato che fosse giunto il momento giusto per
ricordare l’artista piemontese, di cui in questi anni si è cercato di
portare avanti, diffondere e rintracciare nel presente la profonda
lezione culturale, ancora tanto viva e attuale da evidenziarne il ruolo
di precursore nella sua epoca e di inevitabile punto di riferimento
delle generazioni successive. Alle nuove leve di artisti, il Club
d’altronde continua a prestare particolare attenzione: dal 1997 ad
oggi, infatti, il Premio Siae/Club Tenco si prefigge di premiare i
migliori autori emergenti. E’ di oggi la notizia che, dopo nomi del
calibro di Sergio Cammariere, Davide Van de Sfroos, Cristina Donà o
l’originale vincitore del 2006, Maler, a guadagnarsi il riconoscimento
dell’anno in corso è stato Giovanni Maria Block con la seguente
motivazione:
“Giovane, Giovanni Block pesca nel suo serbatoio di idee musicali con
vivacità e naturalezza, offrendo contemporaneamente indicazioni di
possibile civile convivenza. Napoli smette i consunti abiti del
folclore reiterato per offrire differenti e meno collaudate indicazioni
musicali nonché una ferma e coraggiosa testimonianza di educazione
civica”.
Cantante, flautista, autore di testi e compositore, Block nasce a
Napoli il 21 marzo 1984. Studia flauto al Conservatorio di musica di
S.Pietro a Majella, appassionandosi anche alla canzone d’autore e al
jazz. Vince vari premi come flautista, dal 1997 suona con orchestre e
in concerti solisti, e nel 2003 dà vita ad un progetto di canzone
d’autore fondando il gruppo Giovanni Block & Masnada, formato da
studenti di Conservatorio e musicisti jazz. Da allora, molti e sempre
più prestigiosi i riconoscimenti attribuiti a lui e alla sua band: ad
esempio nel 2006 è stato finalista al Bologna Music Festival (premio
per brani inediti), finalista al premio nazionale in memoria di
Fabrizio de Andrè per la canzone d'autore a Roma (in collaborazione con
Rai Trade e RadioRai), vincitore del primo premio e del premio speciale
per i migliori testi al Rockin 2006. Nel 2007 Giovanni Block e i suoi
Masnada sono stati semifinalisti al concorso “L’artista che non c’era”,
entrando nel cd de “L’Isola che non c’era” con la “Samba
dell’impiegato”, finalisti nuovamente al premio Fabrizio De Andrè,
semifinalisti al “Musicultura festival”, vincitori ai concorsi
nazionali Arè Rock Festival (organizzato dall’associazione Europa
Giovane a Barletta) e Alex Baroni; hanno partecipato inoltre in agosto
ad una serata in onore di Domenico Modugno, al Premio Carosone e alla
seconda edizione del Rockin...Napoli. Inoltre, solo pochi giorni fa,
Giovanni Block è stato insignito della Targa “Bigi” Barbieri destinata
alla migliore “proposta” del 5° Festival della canzone umoristica
d’autore “Dallo sciamano allo showman”, organizzato dal Centro
Culturale Teatro Camuno e dallo stesso Club Tenco.
L’edizione 2007 del Premio omaggerà Tenco sia grazie ad un ricchissimo
volume curato da Enrico de Angelis, Enrico Deregibus e Sergio
Secondiano Sacchi, intitolato “Il mio posto nel mondo” (Bur/Rizzoli),
che sarà presentato giovedì 8 alle ore 17, sia attraverso le cover
degli artisti dell’interessante e nutritissimo cast di quest’anno. Sul
palco dell’Ariston sfileranno infatti ben 30 artisti, quasi il doppio
delle scorse edizioni, e come sempre tra ospiti e premiati, non
mancheranno leggende della storia della musica, giovani promesse e
grandi certezze del presente e del futuro prossimo, tra cui molti dei
candidati alle Targhe, poi non risultati vincitori. Ricordiamo allora
gli artisti autori dei dischi che la giuria, composta da oltre cento
giornalisti, ha incoronato per il 2007 e vediamo, in ordine alfabetico,
gli ospiti delle serate sanremesi, che saranno presentate da Antonio
Silva e inizieranno alle ore 21:
Giovedì 8 novembre: Giovanni Block, Giorgio Conte, Simone Cristicchi,
Marianne Faithfull (Premio Tenco all’operatore culturale), Jacques
Higelin (Premio Tenco al cantautore), Elena Ledda (Targa Tenco al
miglior disco in dialetto con Andrea Parodi), Massimo Ranieri, Shel
Shapiro, Paola Turci.
Venerdì 9 novembre: Ardecore (Targa Tenco all’opera prima), Edoardo
Bennato, Sergio Cammariere, Carmen Consoli, Ginevra Di Marco, Ricky
Gianco, Mauro Ermanno Giovanardi, Max Manfredi, Morgan, Paolo Simoni,
Skiantos.
Sabato 10 novembre: Gerardo Balestrieri, Bonaveri, Teresa De Sio, Irene
Grandi, Ada Montellanico, Gino Paoli - Rosario Bonaccorso - Roberto
Gatto - Enrico Rava - Danilo Rea, Massimo Priviero, Gianmaria Testa
(Targa Tenco al miglior disco), Têtes de Bois (Targa Tenco al miglior
interprete), Peppe Voltarelli.
Il Premio Tenco, attribuito dal comitato direttivo del Club Tenco, è
andato quest’anno a Jacques Higelin come cantautore e a Marianne
Faithfull come operatore culturale, mentre il Premio “I suoni della
canzone” è stato assegnato a Beppe Quirici.
Il riconoscimento (nato lo scorso anno, quando venne assegnato al
batterista Ellade Bandini) è destinato ad arrangiatori o strumentisti
che si siano caratterizzati nella loro carriera per l’apporto, spesso
misconosciuto, alla canzone d’autore. Quirici si può indubbiamente
affermare che abbia contribuito notevolmente ad introdurre nel
cantautorato italiano una miscela originale di elementi raffinati e
accattivanti di origini diverse (jazz, suoni etnici, rock, ecc.). La
freschezza innovativa dei risultati da lui perseguiti deriva
dall’accuratezza delle scelte musicali, dal rigore produttivo e
dall’attenzione ai particolari. Nato a Genova, è attivo come bassista
sin dall’inizio degli anni ’70 per poi diventare anche arrangiatore e
produttore. Fondamentale il suo contributo ad album storici di Ivano
Fossati e di Giorgio Gaber, alcuni dei quali premiati con Targhe Tenco
("Lindbergh" e "Macramè" del primo, "Io non mi sento italiano" del
secondo), ma anche a dischi di Armando Corsi, Cristiano De André, Carlo
Fava, Ornella Vanoni, Yo Yo Mundi, Vincenzo Zitello. Quirici ha
collaborato anche con New Trolls, Loredana Bertè, Toquinho e Anna Oxa.
Negli ultimi anni la sua attenzione si è spostata spesso verso giovani
talenti cantautorali, come Bonaveri e Giua, i cui recenti dischi
prodotti da Quirici sono fra l’altro stati finalisti nelle Targhe Tenco
2007 per le opere prime.
Insieme a lui, quest’anno il Tenco potrà fregiarsi della presenza sul
palco di tanti musicisti di straordinario livello, molti dei quali
appartenenti al mondo del jazz: sarà anche questo un omaggio a Tenco,
eccellente sassofonista di formazione jazzistica.
Oltre a Quirici si esibiranno infatti bassisti e contrabbassisti come
Federico Bagnasco, Rosario Bonaccorso, Antonella Mazza e Loris
Tagliapietra. Ai fiati ci saranno nomi come Gabriele Mirabassi
(clarino), Maurizio Camardi (sax), Paolo Milanese ed Enrico Rava
(tromba). I batteristi e percussionisti sono Pasquale Benincasa,
Emanuela Borzi, Marzio Del Testa, Roberto Gatto, Giovanni Natoli e
Roberto Perrone. Tra i chitarristi e mandolinisti Alex Cambise, Tommaso
Conte, Armando Corsi, Daniele Ivaldi, Mauro Palmas, Andrea Salvadori,
Giuseppe Scarpato e Luigi Vitola. Al violino ci saranno Olen Cesari,
Andrea Di Cesare ed Erma Castriota (in arte H.E.R.)
Imponente la partecipazione dei pianisti (in alcuni casi anche
fisarmonicisti): Fabio Barovero, Roberto Cipelli, Patrizio Fariselli,
Clemente Ferrari, Alessio Graziani, Onofrio Laviola, Rita Marcotulli,
Antonello Messina, Enrico Pieranunzi, Roberto Porzio, Marco Spiccio e
Danilo Rea. E poi Daniele "Megahertz" Dupuis e Francesco Magnelli alle
tastiere. A questi si aggiungono gli stranieri Joe Cang (chitarra) e
Dominique Mahut (percussioni) e ovviamente i componenti dei gruppi
Ardecore, Skiantos e Têtes de Bois.
Oltre agli appuntamenti serali, come al solito, il “Tenco” prevede
anche un folto programma di incontri mattutini e pomeridiani e due
mostre, per tre giorni (e tre notti) da vivere secondo il motto del
Tenco, “La vita, amico, è l’arte dell’incontro” (da Vinicius de Moraes,
Premio Tenco 1975).
Le esposizioni sono tutte da vedere. La prima, esposta nella Sala
Incontri dell’Ariston, è “Le voci del Tenco”, un’installazione di Marco
Nereo Rotelli, uno dei maggiori artisti mondiali del settore, che da
anni persegue una ricerca sulla luce e sulla possibilità di una
“materializzazione” della parola poetica. Dedicato agli artisti che
hanno vinto il Premio Tenco, il lavoro è stato realizzato elaborando
con polveri d’oro e varie alchimie una serie di scatti di Roberto
Coggiola (fotografo e responsabile organizzativo del Premio Tenco) ed i
nomi stessi degli artisti. L’altra mostra, dopo il successo e la
curiosità suscitata nel 2006, sarà nuovamente appannaggio di Marina
Alessi (tra i maggiori fotografi italiani nel settore dello
spettacolo)e delle sue “Facce ♪ note”, polaroid in formato 50X60
scattate con una Polaroid Giant Camera di Photomovie (100 chili, 2
metri di lunghezza e 1 metro e mezzo di altezza) durante i tre giorni
del Tenco e subito esposte nella stessa Sala Incontri.
Ogni giorno sono previsti inoltre, alle 12 e poi alle 15, presso il
Roof del Teatro Ariston, i consueti “Song Drink”, gli incontri con gli
artisti che si esibiranno in serata, condotti da Antonio Silva e Enrico
de Angelis e seguiti da un aperitivo o caffè offerto dal Club Tenco.
L’appuntamento quest’anno è doppio, a causa dell’aumento del numero
degli ospiti. Dalle 16:30 invece, sempre ad ingresso libero, avranno
inizio gli “Incontri pomeridiani” condotti da Sergio Secondiano Sacchi,
in cui ogni giorno ci sarà un apposito spazio dedicato a Luigi Tenco.
Ecco il programma:
Giovedì 8
ore 16.30: “Ciao poeta. Omaggio a Sergio Endrigo” con Simone Cristicchi e Stefano Senardi. Con proiezioni.
ore 17: Spazio Luigi Tenco
Presentazione del volume del Club Tenco “Il mio posto nel mondo. Luigi
Tenco, cantautore”, a cura di Enrico de Angelis, Enrico Deregibus e
Sergio Secondiano Sacchi. Modera John Vignola.
“Proprio quasi come Marilyn Monroe. Le canzoni dedicate a Tenco”, con Annino La Posta. Con ascolti.
Venerdì 9
ore 16.30: Spazio Luigi Tenco
"Quante vite avrei voluto” con Piergiorgio Paterlini, Gianluca Ferrato
e Marco Mattolini, autore, protagonista e regista dell’omonimo
spettacolo teatral-musicale. Con dimostrazioni cantate e recitate dal
vivo e in video.
ore 17: America e Americhe
"E chi la chiama America", videoclip a cura di Roberto Molteni e Sergio Secondiano Sacchi.
Presentazione del cd “Ernesto Che Guevara, comandante”, con la partecipazione di Alberto Patrucco.
Proiezione del film “La vera leggenda di Tony Vilar” con l’autore e
protagonista Peppe Voltarelli e il regista Giuseppe Gagliardi.
Sabato 10
ore 16.30: Spazio Luigi Tenco
“Tenco e la seconda persona” con Umberto Fiori.
“Tenco in classifica” con Mario De Luigi
“I vecchi amici” con Giorgio Calabrese e Gianfranco Reverberi.
Abbonamento alle tre serate: poltronissima € 78, poltrona € 60, galleria 1ª fila € 60.
Disponibile alla biglietteria del Teatro Ariston (ore 16-20). Prenotazioni anche al tel.            0184-506060 .
Biglietti per le singole serate: poltronissima € 39, poltrona € 30, galleria 1ª fila € 30, galleria € 18.
Dal 25 ottobre alla biglietteria del Teatro Ariston (ore 16-20). Prenotazioni anche al tel.            0184-506060 .
A tutti gli spettatori come sempre verrà consegnata gratuitamente all'ingresso del Teatro
7 una copia de “Il Cantautore”, numero unico a tiratura limitata, redatto in occasione della Rassegna.
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Ambrosia JSI
ore 18:22 [ ] |
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26.12.2007
Sociologia e videografia
Come trasformare una hit in un fenomeno sociologico: RagazzaMySpace... Premio Videoclip Italiano: dal mainstream agli indipendenti, lo stato dell'arte dei videoclip
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Ambrosia JSI
ore 18:17 [ ] |
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03.11.2007
Pacifico autore
| Comunicati | | Pubblicato il 20/10/2007 alle 23:48:57 |
| Pacifico autore per Bocelli, Morandi, Vanoni e…Nannini di Ambrosia J.S. Imbornone http://www.musicalnews.com/articolo.php?codice=10854&sz=5 Gino De Crescenzo si conferma tra gli autori più richiesti del panorama della musica italiana di qualità.Suoi gli ultimi singoli di Gianni Morandi e Ornella Vanoni,ma anche il testo di "Bellissime stelle" nel best of Andrea Bocelli.
Per Gino De Crescenzo, in arte Pacifico, è un periodo di intense collaborazioni in veste di autore. Cresce ad ogni annuncio il numero di artisti di grande calibro e fama nazionale o internazionale che si sono avvalsi della sua fine penna di paroliere e/o della sua sensibilità di musicista. Dopo le canzoni per Adriano Celentano, Raf (la piccola perla “Il nodo”) e Gianna Nannini (i versi dell’hit di successo “Sei nell’anima”), il cantautore milanese è attualmente nei negozi di dischi con i brani composti per Gianni Morandi, Ornella Vanoni e Andrea Bocelli. E’ interamente suo, musica e testo, il nuovo singolo di Morandi, una romantica dichiarazione di fiducia nel respiro liberatorio e rasserenante dei sentimenti; la canzone, “Stringimi le mani”, ha anticipato la pubblicazione di “Grazie a tutti”, tripla raccolta dei più grandi successi del cantante di Monghidoro, nei negozi da ieri. Il 19 ottobre ha visto anche l’uscita di un altro atteso best of, quello di Bocelli, intitolato “Vivere”, che raccoglie per la prima volta i brani più belli della sua carriera. Pacifico ha scritto il testo di uno dei tre inediti del disco di questa straordinaria voce osannata in tutto il mondo, “Bellissime stelle”, un brano nostalgico, poetico e coinvolgente “Bellissime stelle”, sospeso tra lirica e moderno pop condito di elettronica. Negli altri due inediti, “A te” (con al sax Kenny G.) e “Io ci sarò” (con il piano di Lang Lang) si registra il debutto dello stesso Bocelli come autore. L’album sarà pubblicato il prossimo 29 ottobre in 49 paesi. Per il cd “Una bellissima ragazza” di Ornella Vanoni, De Crescenzo ha invece scritto i versi del singolo d’apertura dell’album, con musica di Mario Lavezzi, “Qualcosa di te”, una canzone molto delicata sulla invisibile solidità degli affetti come condivisione di racconti intimi, ricordi e piccole allegrie.Pacifico ha anche scritto per l’elegante interprete “E nel mio cuore” (testo e musica) e tradotto con lei “Buona vita”, brano del poeta musicista capoverdiano Teofilo Chantre (tra gli artefici del successo internazionale di Cesaria Evora). L’ufficio stampa di Pacifico, Parole e Dintorni, avvisa che le sorprese del Pacifico-autore non finiscono qui: possiamo già immaginare che nuovamente ci sia in ballo una collaborazione con la Nannini, come ha rivelato il cantautore sul suo sito ufficiale. Per ora non si sanno ulteriori dettagli, ma è noto che il 16 novembre, dopo i quattro dischi di platino del cd “Grazie”, sarà pubblicato un doppio album antologico della cantautrice senese con tre inediti. Uno di questi, “Suicidio d’amore”, è in radio dal 12 ottobre. Nel frattempo, Gino avvisa i suoi fan che ha continuato a scrivere per sé, accumulando materiale per il prossimo disco. A settembre si proponeva di terminarlo entro l’anno, ma attualmente l’uscita del cd è prevista per la primavera del 2008. Si tratta del suo quarto album da solista, dopo “Pacifico”(2001), “Musica leggera”(2004) e “Dolci frutti tropicali” (2006). Gino De Crescenzo è nato il 5 marzo 1964 a Milano, ma le sue origini sono campane. Per dieci anni ha militato in veste di chitarrista, co-fondatore e autore delle musiche negli eclettici Rossomaltese, che a metà degli anni novanta rappresentavano una delle principali realtà live del circuito “alternativo” milanese. La sua carriera da solista con il nome d’arte “Pacifico” inizia nel 2000 e si concretizza nel 2001 con l’uscita del disco d’esordio omonimo. Nello stesso anno si aggiudica il Premio Grinzane Cavour per il testo de “Le mie parole” (Premio Recanati 2001), la Targa Tenco per la miglior opera prima e il Premio della rivista Musica & Dischi come miglior emergente. Nel marzo 2002 vince il Premio della Critica del P.I.M., mentre nel 2004 partecipa al Festival di Sanremo, dove ottiene il Premio per la Miglior Musica con “Solo un sogno”, canzone ipnotica sul binomio Eros-Thanatos. Nel luglio 2005 si aggiudica al Premio Lunezia la menzione speciale per il valor musical-letterario dell’album “Musica Leggera”. In questi anni il curriculum del cantautore si è arricchito di collaborazioni prestigiose, occasioni di maturazione artistica che ne hanno fatto uno degli autori più richiesti e apprezzati. Per Adriano Celentano ha scritto il testo antimilitarista de “I passi che facciamo”, mentre Samuele Bersani nel suo greatest hits, ha inserito una sua versione della canzone di Pacifico “Le mie parole”. Frankie Hi – Nrg Mc è stato il regista (ma anche autore del soggetto e della sceneggiatura) del video de “Gli occhi al cielo” e nel suo album, “Ero un autarchico”, ha duettato con lui nel brano “Anima nera”. Nel 2004 per l'album del debutto solista di Simona Bencini Pacifico ha firmato il brano “Questa voce”. Per il disco di Petra Magoni e Ferruccio Spinetti “Musica nuda 2”, De Crescenzo ha scritto il testo di uno dei brani inediti, “Io sono metà”. Come già ricordato, ha composto il testo del singolo “Sei nell'anima” e del brano “Le carezze”. Assieme a Samuele Bersani ha scritto “Maciste”, per il disco “L'aldiqua”, mentre per l’ultimo album di Raf, “Passeggeri distratti”, ha firmato il brano “Il nodo”. Per il disco “Funambola” di Patrizia Laquidata Pacifico ha invece scritto testo e musica di “Chiaro gelido mattino”, ballata cadenzata e fascinosa densa di lirismo che fotografa l’impatto con il presente e il mondo esterno, tra “febbre e agitazione / freddo e confusione”, tra i futuri applausi e ricordi ormai muti. Pacifico ha anche realizzato la colonna sonora del film “Sud Side Stori” di Roberta Torre ed è stato tra i protagonisti della colonna sonora del film “Ricordati di me” di Gabriele Muccino, con i brani “Il Faraone” e “Ricordati di me”, canzone candidata ai Nastri d’Argento. Ha partecipato inoltre nel 2005, assieme a Stefano Bollani, Enrico Rava e Petra Magoni al disco di Banda Osiris contenente le musiche dei film di Matteo Garrone.
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Ambrosia JSI
ore 00:37 [ ] |
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03.11.2007
Recensioni varie
| Recensioni | | Pubblicato il 26/10/2007 alle 11:17:11 |
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The Sleepers - EP, tra grunge e alternative metal. http://www.musicalnews.com/articolo.php?codice=10898&sz=4 RADIOHEAD In rainbows 2007 Articolo di: Ambrosia J. S. Imbornone <ambrosia@mescalina.it> Del 17/10/07 Ci hanno fatto aspettare dieci anni. Però finalmente ora, dopo esperimenti, b-sessions, b-sides e divertissement, i Radiohead sono riusciti a far quadrare il cerchio. No, non sono tornati indietro. Il passato è un possesso inalienabile che si accumula, ma non si perde. Tuttavia nel loro settimo studio-album, disponibile al momento solo attraverso un download ufficiale, l’elettronica, con cui il gruppo di Oxford si è cimentato nella scomposizione della struttura classica della canzone dissolvendola in tappeti di samples e rumori pronti ad assorbire il soggetto fino ad alienarlo, è ormai pienamente metabolizzata come ingrediente che non copre le altre componenti strumentali, ma le esalta. Essa si profila infatti come sfondo che valorizza l’emergere degli strumenti tradizionali, che suonano spesso piuttosto puliti e armoniosi. Non mancano però suoni più sporchi e distorti, come in “Bodysnatchers”, che annovera ritmi spezzati e fraseggi di chitarre elettriche a dialogare come rombi contrapposti all’insegna del noise. La voce di Yorke in questo pezzo, come tra le pieghe oscure del rock chitarristico di “Jigsaw Falling Into Place”, è agile e nervosa, ma in generale si carica nel disco di una potenza e di un afflato lirico, che rammenta ancora più da vicino lo stile vocale dell’indimenticato Jeff Buckley e riecheggia fluida come un canto dispiegato in bilico tra terra e cielo, inferno e paradiso. La melodia torna a sprigionare il suo infinito potenziale emozionale ad esempio nel crescendo di “All I Need”, ma questo non implica né momenti contemplativo-idillici di bel canto pop, né una qualche nostalgia per i tempi che furono: la ritmica dell’intro e del “primo movimento” della stessa canzone conserva il fascino algido e ambiguo dell’inferno elettronico metropolitano, fondale sonoro su cui però si eleva acuto e penetrante il binomio piano-voce. Non manca qualche momento di lieve appannamento, ma nel complesso “In Rainbows” è un dispiegarsi continuo di pathos, talora sottile e appena inquieto, altrove drammatico e “cinematografico”, come in “Nude”, ballata dal respiro magniloquente, rarefatta e dolente come non ne sentivamo dai tempi di “No Surprises” o “Exit Music(For A Film)”, con tanto di calibrati cambi di ritmo e atmosfera nelle trame di arpeggi e violini. Questo brano è rimasto nel cassetto più o meno da quei tempi, ma riascoltando le prime versioni live del pezzo, non si può che misurare la crescita e la consapevolezza del gruppo, che ora ricostruisce da zero la forma canzone, riarricchendola in intensità ed elaborazione dopo averla spogliata di ogni prevedibile languore. Nei testi la contingenza e la necessità soffiano sui castelli di carte, che si frantumano in schegge di disillusione amara o consapevole autocritica, che pure è resistenza alla realtà oggettiva, anziché resa. Le atmosfere apocalittiche tipiche dell’ultimo Yorke solista riemergono soprattutto a chiudere il disco nella splendido e funereo addio di “Videotape”, in cui l’elettronica scuote violentemente riff di piano che rimbombano ossessivi. L’amore si profila come dipendenza compulsiva, eppure opaca, ambigua via salvifica. “Weird Fishes/Arpeggi” si conclude ripetendo i versi “I’ll hit the bottom/hit the bottom and escape”: forse il mondo come lo conoscevamo (e non solo quello della discografia che i Radiohead saltano a piè pari pubblicando questo lp senza etichetta) è finito da un pezzo. E il suo canto del cigno, sublime e lancinante, è anche saluto che descrive un indefinibile, allucinato mondo postumo da cui ricominciare. http://www.mescalina.it/musica/recensioni/recensioni-musica.php?id=2110
LUCA GEMMA Tecniche di illuminazione Ponderosa 2007  Articolo di: Ambrosia J. S. Imbornone <ambrosia@mescalina.it> Del 19/10/07 Luca Gemma possiede la fisionomia artistica del cane sciolto: libero da catene che vincolino a precisi ed ingombranti modelli della tradizione italiana, procede per la strada del cantautorato anche in questo suo secondo disco da solista, dopo l’esperienza di frontman degli straordinari (e misconosciuti?) Rossomaltese, sfoderando una personalità antiretorica e un realismo umoristico e diretto, che, anche quando raggiunge vertici di fulminea poesia introspettiva, ha la freschezza di una schiettezza aliena da calcoli a tavolino. “Tecniche di illuminazione” attraversa le ombre della vita, in cui si percepisce il trascorrere del tempo, in attesa di una rivelazione di senso, di brevi bagliori evanescenti che illuminino la ragione o investano di luce improvvisa e rasserenante l’oscurità di un viaggio al centro della notte scandito da silenzi di riflessione o acceso dei colori carichi della sensualità. Intanto, proprio con il passare del tempo, la voce di Gemma si è arricchita di ulteriori sfumature: ruvida e vellutata a un tempo, da essere quella di un rocker, è ormai quella black di un soul-man bianco, che “Al pop del giorno” preferisce “il soul” senza scimmiottare modelli made in Italy. Nelle ritmiche e nelle linee di piano vibrano infatti frequentissimi cenni di blues e ad arpeggi di chitarra acustica sospesi tra l’acoustic rock à la Ben Harper e il cantautorato indie dell’ex compagno di strada Pacifico (v. l’emozionante e inquieta piccola perla “Cinema d’inverno”). In “Muhammad Ali”, che grazie anche al groove anni ’70 pulsa dell’ipervitalità di sentimenti e sensi, la sequenza di lettere del nome del pugile, emblema di coraggio e di una forza sbrigliata e fluida, acquista un potenziale infinito di seduzione, grazie ad un’interpretazione da applauso e alla programmazione del produttore artistico del disco, Paolo Iafelice, già fido collaboratore ai tempi dei Rossomaltese. In questa seconda prova l’artista romano dimostra di aver acquisito peso specifico come cantautore: fedele alle sue regole di composizione, che penetra negli equilibri instabili e nelle contraddizioni aperte del quotidiano evitando l’enfasi drammatica, Gemma ha la grazia della donna-farfalla di “Così leggera”, che adatta ridimensionati sogni e voli alla fragilità della dimensione umana e alla misura musicale della sincerità d’espressione artistica. THE NEW PORNOGRAPHERS Challengers Matador Records 2007  Il quarto album dei New Pornographers è innanzitutto un singolo d’antologia, “My Rights Versus Yours”, ritmicamente e melodicamente irresistibile, grazie ad un basso in evidenza nella prima strofa e ad un cantato che scivola elegantemente su giochi di parole e passaggi che conducono alle note più alte. Il resto dell’album dei canadesi non si rivela sempre all’altezza del brano di lancio: merita una menzione speciale ad esempio “All the Old Showstoppers”, dalle sonorità country brillanti, con la ritmica del basso ancora in gran spolvero e tastiere anni ’60 per un power-pop d’eccezione, seppure la canzone sembri mancare di un clou, ma “Failsafe”, nonostante i fiati di Brendan Ryan e le chitarre distorte, risulta ripetitiva, mentre la Casio di “All the Things That Go to Make Heaven and Earth” ha qualcosa di francamente snervante. Notevole è invece la linea vocale di “Unguided”, dotata di un’enfasi ben calcolata e di una struttura che si avvicina al prog-folk come nella conclusiva “The Spirit of Giving”, che non manca di originalità e ispirazione. Tuttavia il pezzo di chiusura del disco, come gli altri composti da Dan Bejar anziché dal leader Allan Carl Newman (ex Superconductor ed ex Zumpano), presenta un’interpretazione teatralizzata leggermente sopra le righe, che sfocia a tratti persino in tentazioni glam. Allora gli episodi meglio riusciti del cd sono le canzoni più sobrie e scarne, come l’elegante e romantica “Go Places”, dove, quasi con grazia stilizzata, la sfida del titolo diventa fiducia illimitata nella costante e inarrestabile audacia del cuore, in un perentorio invito impreziosito anche dalle note delicate del flauto di Leslie Kubicka. Il segreto di questa canzone è un gioco di pieni e di vuoti, che poggia su di un ritmo cadenzato. Anche nella title-track apprezzabili sono per lo più i “vuoti”, sottolineati da leggeri echoes, che amplificano l’incertezza degli esiti della sfida alle incognite del futuro dei protagonisti della canzone. Le atmosfere di questo brano, come le ritmiche di “Myriad Harbour” rammentano i connazionali Arcade Fire; anche “Adventures in Solitude” rasenta la perfezione quando è semplice, accorata e quasi dimessa unione dell’intrecciarsi delle voci al suono limpido e caldo del piano di Newman. Intervengono invece poi tocchi di mandolino deliziosi ma anche furori di archi, che sicuramente suonano d’atmosfera, ma danno alla canzone una maestosità a tratti soffocante. La band di Vancouver resta sempre lontana dal prevedibile sia pure nei momenti più limpidamente pop del disco, ma i risultati sono discutibili, per quanto attestino una qualità di composizione ineccepibile. Più di un brano risulta nel complesso indigesto e finisce per suonare sovraccarico per il gusto quasi capriccioso di infarcire di variazioni inattese gli arrangiamenti: se il super-gruppo si accontentasse anche solo della preziosa efficacia delle melodie, forse da più parti si sarebbe gridato al capolavoro con maggiore fondatezza. |
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Ambrosia JSI
ore 00:25 [ ] |
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17.10.2007
Subsonica
http://www.musicalnews.com/articolo.php?codice=10832&sz=6
Rumours
Pubblicato il 17/10/2007 alle 19:15:05
Per i visionari nuovi Subsonica il presente è La glaciazione, il futuro Leclissi
di Ambrosia J.S. Imbornone
E' in radio da venerdì il nuovo singolo "La glaciazione",allegoria dell'inquietante gelo che percorre un'apparente felice società della superficialità.Il video è in anteprima su MySpace.L'album,"L'eclissi",uscirà il 23 novembre seguito dal tour
Quando si dice lasciare il segno. Per il nuovo singolo e il nuovo album i Subsonica hanno scelto titoli che non lasciano niente di immutato alle loro spalle. Si tratta rispettivamente de La glaciazione, in rotazione da venerdì 12 ottobre, e de Leclissi, in uscita il 23 novembre su etichetta Virgin/Emi. Dopo un silenzio discografico durato quasi due anni, la band torinese torna a descrivere attraverso la potenza di un rock percorso da brividi elettronici gli scenari inquieti degli interni più intimi e degli esterni metropolitani congelati dalla superficialità e dallincomunicabilità più algida e sterile. La glaciazione è così uno stato danimo individuale e collettivo, unera del cuore e unepoca post-storica, riflesso di un tempo ibernato nel vorticoso e iper-accessoriato presente. Unepoca che, a tutti i livelli, smette di percepire il futuro è unepoca esposta, inevitabilmente, alla tirannia della mediocrità dichiarano i Subsonica. La glaciazione, filo sottile che annoda le tracce dellintero cd, suona allora calda e apocalittica, gelidamente inquietante e irresistibile, mentre racconta davanti a sé l eclissi di una sazia e spenta civiltà e narra come futuro possibile solo linevitabile collasso del vuoto. Musicalmente, la miscela è ancora quella imprevedibile delle contaminazioni tra lelettronica e gli strumenti tradizionali; scrive la band: Un pianoforte techno (Detroit?) introduce latmosfera spaziale e visionaria sostenuta dalla potente ritmica. Arrivano anche le chitarre ed esplode definitivamente il confine tra i generi. Così come esplode metaforicamente il vuoto insostenibile di unera sazia e spenta. Tra dissonanze e distorsioni. La scena viene rubata dal fraseggio di un sintetizzatore che blocca il brano scardinando la battuta e facendo vacillare i bpm. Aggiunge ancora la band, in una video-intervista di presentazione del singolo: ci siamo permessi la libertà di utilizzare un sinth, un arpeggiatore che blocca lintero flusso della canzone, con la stessa foga con cui in un concerto degli anni 60 uno strumento elettrico come la chitarra poteva rubare la scena a tutto il resto dellarrangiamento.
Non si tratta di fredde sperimentazioni a tavolino, ma di una naturale vocazione di ricerca che continua a portare il gruppo, che ha saputo in questi anni innestare nella scena rock nuove energie e sonorità, ad elaborare nuove e personali alchimie, per esprimere e superare sé stessi.
Alla programmazione radiofonica seguirà quella televisiva. Da lunedì 22 ottobre, infatti, sarà possibile vedere sulle emittenti musicali il video de La Glaciazione, lanciato in anteprima e in esclusiva su MySpace dal 15 al 17 ottobre.
La scelta del canale di MySpace per la prima del video mostra limportanza di questo canale di diffusione che ha dato origine ad un vero fenomeno di massa con più di 200 milioni di utenti in tutto il mondo.
I Subsonica non sono nuovi allutilizzo del loro space per dare in pasto ai loro calorosi e numerosissimi fan gustose chicche: avevano infatti caricato nel sito il backstage del Traffic Festival e mostrato un filmato della session di registrazione del singolo, che aveva visto il profilo della band letteralmente preso dassalto dai fan.
La loro pagina su MySpace ha superato le 326.000 visite con 1500 ascolti giornalieri delle canzoni e quasi 300.000 ascolti complessivi. E sono dati destinati ad aumentare giorno per giorno.
Protagonista del video de La glaciazione, una famigliola da pubblicità che si rivelerà un elemento di distruzione, pur mantenendo sulle labbra un perenne, inquietante sorriso, in una apparente, e quindi pericolosa ed algida felicità, intervallata da momenti enigmatici e da continui controlli a un misterioso frigo.
MySpace, parte di Fox Interactive media Inc., ha creato una comunità connessa globalmente con unampia scelta di strumenti di comunicazione, ed è il primo sito al mondo in termini di page views e il sito più utilizzato ed apprezzato nel campo del social networking. Il network internazionale di MySpace include siti locali negli Stati Uniti, Gran Bretagna, Giappone, Francia, Australia, Italia, Olanda, Messico, Canada, America Latina in spagnolo, Nuova Zelanda e Irlanda.
I Subsonica (Samuel: voce, Max Casacci: chitarra, Vicio: basso, Ninja: batteria, Boosta: tastiere) saranno in tour dal 23 novembre. Questo il calendario del tour organizzato da Indipendente Eventi e Produzioni:
23 novembre: Jesolo (Ve); 24 novembre: Bologna (BO); 29 novembre: Firenze (FI); 30 novembre: Roma (RM); 1 dicembre: Caserta (CE); 6 dicembre: Milano (MI); 8 dicembre: Genova (GE); 12 dicembre: Torino (TO).
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Ambrosia JSI
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17.10.2007
Amor Fou
http://www.musicalnews.com/articolo.php?codice=10829&sz=5
Comunicati
Pubblicato il 17/10/2007 alle 13:44:37
Nei negozi la stagione del cannibale di Amor Fou per la Homesleep
di Ambrosia J.S. Imbornone
40 anni di storia italiana nellalbum del super-gruppo composto da Alessandro Raina, già voce dei Giardini di Mirò, Cesare Malfatti (La Crus), Leziero Rescigno (Soul Mio) e Luca Saporiti (Lagash).Tra post-rock,indietronica,cantautorato e pop
Un passato che non cè più. Da ricostruire per uscire dalla superficialità di un presente senza memoria, in un viaggio attraverso 10 dieci tracce e quarantanni di cronaca e storia italiana, tra Parigi, Londra e Berlino, tra ideali, speranze, tic, progetti e le ossessioni di un pensiero attivo e inquieto, incapace di accontentarsi di una società che non si muove. E questo La stagione del cannibale(Homesleep), progetto tra post-rock e indietronica, pop e cantautorato della super-band Amor Fou, composta da Alessandro Raina (cantautore ed ex voce dei Giardini di Mirò), Cesare Malfatti (La Crus, The Dining Rooms), Leziero Rescigno (Soul Mio) e Luca Saporiti (Lagash). Tra sintetizzatori e riff di tastiera, atmosfere rarefatte, delicate e struggenti, il disco racconta la storia degli ex amanti Adele H. e Paolo M., ripercorrendo a ritroso una stagione cominciata con la strage di Piazza Fontana.
Ecco come il gruppo, che annovera tra i suoi punti di riferimento Battisti, Tenco, Radiohead, Notwist e Blonde Redhead, presenta lalbum, pubblicato il 15 ottobre, dopo lanteprima digitale su Rockit:
Ci abbiamo provato e abbiamo creduto di farcela. Far rivivere in una forma nuova le suggestioni dell'amore e della politica, la tradizione della canzone d'autore e l'immaginario visivo del cinema di stile, seguendo un percorso immaginario che unisce Mastroianni alla Nouvelle Vague, per giungere allItalia raccontata dai personaggi di Toni Servillo e Paolo Sorrentino. Ogni traccia segna la tappa di un rapporto di amore e odio, attrazione e separazione che attraversa quarant'anni di cronaca italiana, celebrando la storia di due giovani amanti regolari che intrecciavano politica e droga, poesia e ribellione, sesso e amore. La stagione del cannibale inizia il 12 Dicembre del 1969 e continua ogni giorno, ogni sera. E' un viaggio a ritroso fra le notti e i pomeriggi di un idillio impossibile, le fratture di un'illusione collettiva e personale"
Singolo di lancio dellalbum è Il periodo ipotetico, una canzone densa di disillusione e fiducia, che nel mese di settembre è stata la più ascoltata secondo la classifica di Audiocoop, che tiene conto di oltre 100 tra web radio, radio locali, web tv e tv locali, siti, blog e altri new media italiani.
Nel video del brano, i due protagonisti appaiono come emblemi statuari della malinconia, che si trasfigura in petali e boccioli chiusi nel buio di una stanza surreale, invasa dalla luce esterna solo in contrapposizione al tramonto. Essi si specchiano reciprocamente luno nel pallore dellaltro, come unidentità unica e divisa dalle stesse ipotesi. Regista del videoclip è il giovane Pippo Mezzapesa, scoperto durante una puntata della 25° ora di La7, già applaudito ai David di Donatello con il premiato corto Zinanà e al Milano Film Festival con il video Come a Cassano, che ha colpito la band per il retrogusto da cinema 'sociale' italiano e le bellissima fotografia sulle figure umane. Il video è stato girato tra il Teatro Kismet di Bari, che Raina ha definito un avamposto del teatro di ricerca in Italia, e una frazione di Bitonto, un borgo antico sospeso tra immagini sacre e uliveti che ricordano i Sopralluoghi in Palestina di Pier Paolo Pasolini per il Vangelo secondo Matteo.
E possibile votare il video della band sul sito di All Music tra gli Osservati speciali: un alto gradimento del pubblico potrebbe tradursi in nintervista alla band.
Il 9 novembre gli Amor Fou si esibiranno allAuditorium Demetrio Stratos di Radio Popolare: lingresso è gratuito su prenotazione allo 02.39241409 o con una mail a pat@radiopopolare.it .
Il concerto sarà trasmesso in diretta sulle frequenze della radio (inizio: ore 21:30).
Per conoscere i retroscena della storia che ha ispirato il disco, a voi le belle pagine del blog degli Amor Fou.
Note sui componenti del gruppo(da MySpace):
Cesare Malfatti è fra i fondatori dei La Crus, già vincitori del Premio Tenco ed è parte del progetto di elettronica vintage The Dining Rooms.
Leziero Rescigno, multistrumentista, ha legato il suo nome a diversi progetti musicali, collaborando con Sye Medway Smith (Howie B, Bjork), Francesco Di Bella (24 Grana), Mara Redeghieri.
Alessandro Raina ha al suo attivo due dischi solisti (Colonia Paradi'es 2001 - Nema Fictione 2006 editi da Cane Andaluso) e ha collaborato come cantante con Giardini di Mirò e Noorda.
Luca Saporiti ha dato vita al progetto Lagash, dalla seminale BeyondRecords di MikeBarnett a Birmingham sino alla VideoArte dei Masbedo.
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Riferimenti Web
* Amor Fou su MySpace
* Homesleep Music
* Nasce la Homesleep Records, distribuzione Audioglobe
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Ambrosia JSI
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17.10.2007
In arrivo Ultimavera e Canek
http://www.musicalnews.com/articolo.php?codice=10809&sz=5
Comunicati
Pubblicato il 15/10/2007 alle 00:32:01
In uscita i cd di Ultimavera e Jacinto Canek
di Ambrosia J.S. Imbornone
Lindie immaginifico e intelligente degli Ultimavera e le contaminazioni originali dei Jacinto Canek, in bilico tra System of a Down e Gogol Bordello, approdano alla Cinico Disincanto.A fine mese in uscita i cd "Dimore"(Ultimavera)e"Banditi"(J.Canek)
Durante lestate 2007 la CinicoDisincanto aveva pubblicato due nuovi singoli, Quel che accade dei Cappello a Cilindro (secondi nella classifica dellIndie Music Like a Luglio-Settembre) e Dragau della Marcosbanda e un nuovo album, Malditesta di ILA.
Per lautunno non tarda lannuncio di due nuovi gruppi arrivati nel CovoCinico, che continua a essere sinonimo di progetti sperimentali, originali e ricercati, lontani dalla superficialità e dalla banalità dalla musica più commerciale da classifica.
Nellambito della rubrica Cinico-Demo-Zone, in cui letichetta commenta e recensisce le proposte artistica ricevute, si sono fatti notare gli Ultimavera, che così a fine mese pubblicheranno per la Cinico il loro nuovo ep Dimore. Tra impegno e non-senso, ironia immediata e colta intelligenza, il loro indie attribuisce notevole importanza alla parola, senza dimenticare ritmi accattivanti, come dimostra la canzone Francesco Saffa, in anteprima sulla loro pagina di Myspace.
Gli Ultimavera, residenti in provincia di Frosinone, sono nati alla fine degli anni Novanta come band che riproponeva e reinterpretava pezzi dell'underground italiano. Compongono brani propri dal 2002 e nel demo auto-prodotto "Ultimo numero primo" hanno cercato di trovare un loro sound caratteristico, basato sulla pulsazione del ritmo e testi immaginifici. I loro concerti sono inframmezzati da piccole rappresentazioni teatrali, divise in atti che introducono le canzoni in scaletta; caratteristico è l'uso della voce narrante, che racconta le storie dell' "italiano medio". Tra i loro live, si ricordano le esibizioni ed una vittoria al Messina Music Village, al Meeting delle Etichette Indipendenti di Faenza nel 2005, al Rock City Festival di Prato, al Jungle Sound di Milano, alla fase finale di "Risonanze 2006" e di Marte-Live presso l'Alpheus di Roma, alla finale del SIM SapienzaInMusica e del Giovinazzo Rock Festival 2006, alla semifinale del concorso "Botteghe d'Autore" e a quella del concorso MusicForLife di Colfelice, al concorso Microfono dell'Anima, ad Enzimi 2006. Nel 2007 hanno partecipato alle selezioni regionali per Italia wave 2007 e al concorso nazionale Arè Rock Festival di Barletta; hanno inoltre vinto il Piverno Live Music Festival, la seconda edizione del Microfono dellAnima e il concorso Sapienza In Musica.
Gli Ultimavera su Myspace
Sito ufficiale del gruppo
A fine ottobre è in uscita inoltre lalbum Banditi dei veronesi Jacinto Canek: duri, inquietanti, arrabbiati, non possono non piacere per lalchimia particolarissima che nelle loro canzoni mescola aggressivi e potenti riff metal, sonorità balcaniche, fascinose scale orientali, fraseggi reggae, percussioni africane e melodie pop, punk e sintetizzatori. Tale miscela sonora non può che risultare innovativa e travolgente. Volendo proprio individuare dei riferimenti, si collocano fra Gogol Bordello e System of a Down, ma non è possibile confonderli con altri colleghi; sarà proprio il tour manager europeo dei Gogol Bordello in ogni caso a seguirli a novembre per un minitour nellEuropa dellest.
I Jacinto Canek nascono nel 2002 con il desiderio di ricercare un indirizzo musicale innovativo che apra il rock a diverse culture musicali europee e mediterranee. Il nome della band rende omaggio alla figura di Jacinto Canek, un indio Maya dello Yucatan (Messico) che nel '700 lotto fino alla morte per la libertà del suo popolo schiavizzato dai conquistadores. Al 2004 risale il loro mini-album desordio, distribuito dalla MP Records, mentre nel 2005 hanno registrato un promo di cinque canzoni, la cui Galleggio Leggero è entrata nella compilation Rock e Contaminazioni della Sana Records e nella Buzzlighter Compilation delletichetta americana Shuteye records. Nel 2003 hanno vinto il "Soundpark Rockcontest" a San Pietro in Cariano, mentre nel 2006 hanno partecipato alle finali di Arezzo Wave Veneto. Durante lestate dello stesso anno hanno girato in Piemonte il videoclip di Mio Nonno con Margarita Jiimeno, regista newyorkese già al lavoro con i Gogol Bordello per il documentario Gogol Bordello Non Stop. Nel 2007 hanno preso parte alle finali nazionali dei concorsi Primo Maggio tutto L Anno al Classico Village di Roma, Sziget Festival al Teatro Kismet di Bari e Heineken Jammin Contest al Jungle Studio di Milano.
Jacinto Canek su Myspace
Sito ufficiale della band
Nell'immagine:gli Ultimavera all'Arè Rock Festival.Foto di Sabino Balestrucci.
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Ambrosia JSI
ore 19:30 [ ] |
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17.10.2007
Lo Sciamano al The Place
Rumours
http://www.musicalnews.com/articolo.php?codice=10800&sz=6
Pubblicato il 13/10/2007 alle 17:07:46
Dallo sciamano allo showman a Roma (16 ottobre, The Place)
di Ambrosia J.S. Imbornone
Musica dautore e umorismo in musica per la chiusura della manifestazione, con lassegnazione della Targa Bigi Barbieri e ospiti come Pierluigi Colantoni, Lorenzo Hengeller e lattore Enzo De Caro
Si concluderà a Roma martedì 16 ottobre la quinta edizione del festival della canzone umoristica dautore della Valcamonica Dallo sciamano allo showman, organizzato dal Centro Culturale Teatro Camuno e dal Club Tenco di Sanremo. Ad ospitare levento, una serata speciale dedicata allindimenticato Sergio Bardotti, un locale ormai di culto per gli appassionati della canzone dautore, il The Place di via Alberico II. Produttore, autore e amico di artisti come Gino Paoli, Fabrizio De Andrè, Ornella Vanoni, Sergio Endrigo, New Trolls, Lucio Dalla, e traduttore di Vinicius de Moraes, Bardotti è stato direttore artistico della manifestazione fino alla sua morte, sopraggiunta lo scorso aprile La festa finale sarà loccasione per attribuire gli ultimi due premi del 2007, la Targa Cuoco Shomano e la Targa Bigi Barbieri. La prima è il traguardo di un concorso gastronomico che durante lestate ha coinvolto i ristoratori della Valcamonica. A decretare il vincitore hanno contribuito sia una giuria specializzata che la normale clientela. Lo spettacolo sarà preceduto quindi da una cena da non perdere, dove non mancherà la prelibatezza preparata dal trionfatore. Per la Targa Bigi Barbieri, riservata alla migliore proposta del festival, ovvero a un brillante cantautore che abbia attirato lattenzione e la stima per la sua ironia, già vinta da Andrea Di Marco, Simone Cristicchi, Gerardo Balestrieri e dal gruppo Blue Bop, si esibiranno gli ultimi due artisti in gara, il romano Paolo Pallante e il bresciano Alessandro Ducoli. Gli altri artisti che concorrono alla Targa di questanno e che hanno avuto modo di sfoderare il loro talento durante le precedenti serate della manifestazione sono stati il napoletano Giovanni Maria Block, il modenese Cecco, il romano Pierluigi Colantoni e il gruppo livornese Loungerie.
La serata sarà condotta da Bibi Bertelli per il CCTC e da Antonio Silva per il Club Tenco e sarà impreziosita dalla presenza di ospiti come Pierluigi Colantoni e il napoletano Lorenzo Hengeller, rispettivamente alla chitarra e al piano. Dopo la proclamazione del vincitore della Targa dedicata alle nuove leve dellumorismo in musica, chiuderà la serata Enzo De Caro: lattore, che molti ricorderanno non solo nelle più recenti fiction ma soprattutto nello storico gruppo La Smorfia con Lello Arena e Massimo Troisi, omaggerà Sergio Bardotti, suo caro amico, con letture e canzoni.
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Ambrosia JSI
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17.10.2007
Teatro degli orrori
http://www.musicalnews.com/articolo.php?codice=10753&sz=5
Pubblicato il 06/10/2007 alle 17:16:24
Il Teatro degli Orrori infiamma lItalia per altre 8 date live
di Ambrosia J.S. Imbornone
Rock della crudeltà,tra poesia e dissacrazione:è questo il Teatro degli Orrori,nato dall'unione del talento di Pierpaolo Capovilla, Francesco Valente, Gionata Mirai e Giulio Favero.Per loro 8 nuove date,un video,una sonorizzazione e uno split-album
Un cantautorato ferocemente rock, provocatorio e violento, che mescola polemica e bestemmia, politica e poesia dissacratoria, delirio e riflessione: è questo in sintesi la musica del Teatro degli Orrori e il loro rock della crudeltà, che si nutre della forza urticante e corrosiva del teatro di Artaud e Carmelo Bene, dellesempio di iconoclastia stilistica di Celine, delle sonorità oscure e dei brividi elettrici di Melvins, Birthday Party, Jesus Lizard, della lezione di De André e del prog dei King Crimson, di citazioni di Shakespeare e Demetrio Stratos, di riscritture di Scratch Acid e Baudelaire. Comè possibile coniugare elementi tanto disparati e variegati? Il segreto del micidiale mix del virulento e addictive album DellImpero delle Tenebre, pubblicato ad aprile dalla Tempesta Records dei Tre Allegri Ragazzi Morti e distribuito da Venus, è nel talento di una super-band, con alla voce listrionico e stupefacente Pierpaolo Capovilla, frontman degli One Dimensional Man, alla batteria Francesco Valente, già parte integrante del progetto delluomo unidimensionale al posto di Dario Perissutti, alla chitarra Gionata Mirai dei Super Elastic Bubble Plastic, al basso Giulio Favero, ex One Dimensional Man, oggi batterista dei Putiferio e produttore tra i più richiesti dellindie.
Il loro album ha sicuramente lasciato un segno indelebile in questo 2007 e continuerà a sconvolgere ed infiammare la penisola in versione live. Sono infatti in programma attualmente infatti altre nuove 8 date live del gruppo, che riserva a breve altre mirabolanti sorprese per i suoi ascoltatori. La band ha infatti curato la sonorizzazione di Lettera aperta al Pci di Carmelo Bene e pubblicherà uno split album con gli Zu, che vedrà lincursione jazz core di questi ultimi in una outtake del Teatro degli Orrori e Pierpaolo Capovilla prestare la propria voce in un brano dei romani, il tour si arricchisce di nuove date.
Venerdì 12 ottobre, infatti, si riparte dal New Age di Roncade, mentre il giorno successivo, la band veneta sarà allAquaragia di Mirandola. Poi Milano, Torino e Misano Adriatico. Novembre si aprirà con la tappa napoletana del Rising South, poi di nuovo, Milano e Pordenone. Nelle due date milanesi, assieme a quella di Pordenone, Il Teatro degli Orrori sarà impegnato in Le notti della Tempesta, dividendo i palchi con gli artisti della Tempesta Records (tra cui i Tre Allegri Ragazzi Morti, anche loro facenti parte del roster VIRUS).
In arrivo anche il nuovo video della band che dovrebbe vedere la luce entro la fine di ottobre. Il brano scelto è «La canzone di Tom», ballata intensa e poetica, costituita da una trama struggente di arpeggi di chitarra che si trasforma in un crescendo mozzafiato allinsegna di una ritmica potente e travolgente, arricchendosi di irresistibile pathos drammatico in salsa progressive.
Per avere unidea di cosa sia la loro musica per il cervello, oltre a consigliare di ascoltare le loro canzoni, riportiamo qui la citazione di Artaud che chiude la bio della band su MySpace: "Ecco l'angoscia umana in cui lo spettatore dovrà trovarsi uscendo dal nostro teatro. Egli sarà scosso e sconvolto dal dinamismo interno dello spettacolo che si svolgerà sotto i suoi occhi. E tale dinamismo sarà in diretta relazione con le angosce e le preoccupazioni di tutta la sua vita. Tale è la fatalità che noi evochiamo, e lo spettacolo sarà questa stessa fatalità. L'illusione che cerchiamo di suscitare non si fonderà sulla maggiore o minore verosimiglianza dell'azione, ma sulla forza comunicativa e la realtà di questa azione. Ogni spettacolo diventerà in questo modo una sorta di avvenimento. Bisogna che lo spettatore abbia la sensazione che davanti a lui si rappresenta una scena della sua stessa esistenza, una scena veramente capitale. Chiediamo insomma al nostro pubblico un'adesione intima e profonda. La discrezione non fa per noi. Ad ogni allestimento di spettacolo è per noi in gioco una partita grave. Se non saremo decisi a portare fino alle ultime conseguenze i nostri principi, penseremo che non varrà la pena di giocare la partita. Lo spettatore che viene da noi saprà di venire a sottoporsi ad una vera e propria operazione, dove non solo è in gioco il suo spirito, ma i suoi sensi e la sua carne. Se non fossimo persuasi di colpirlo il più gravemente possibile, ci riterremmo impari al nostro compito più assoluto. EGLI DEVE ESSERE BEN CONVINTO CHE SIAMO CAPACI DI FARLO GRIDARE" (Antonin Artaud, "Il teatro e il suo doppio", Einaudi PBE 1978, pp. 8-9)
Tout dates:
12 ottobre Roncade (TV) @ New Age
13 ottobre Mirandola (MO) @ Aquaragia
20 ottobre Milano @ Garage
26 ottobre Torino @ Hiroshima Mon Amour (La notte della Tempesta)
31 ottobre Misano Adriatico (RN) @ Boulevard Music Club
15 novembre Napoli @ Rising South
17 novembre Milano @ Rolling Stone (La notte della Tempesta)
07 dicembre Pordenone @ Deposito Giordani (La notte della Tempesta)
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Riferimenti Web
* Metatron Group
* Virus Concerti
* Teatro degli Orrori su MySpace
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Ambrosia JSI
ore 19:27 [ ] |
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06.10.2007
Francesco Mantero
Pubblicato il 04/10/2007 alle 18:40:34
Scintille e messaggi: le canzoni e i progetti sperimentali di Francesco Mantero
di Ambrosia J.S. Imbornone
http://www.musicalnews.com/articolo.php?codice=10743&sz=3
Il cantautore, già cantante degli U B Maior, fonde nel suoIn ascolto jazz, fusion, cantautorato e funk. Attento al potere evocativo della musica in funzione espressiva, ci parla dei suoi progetti sperimentali passati e futuri,da Volta al teatro.
Francesco Mantero nasce batterista, spaziando tra pop-rock, jazz, funk e musica afroamericana, ma, senza neanche progettarlo razionalmente, si ritrova a combinare parole per dare espressione agli stati danimo e a diventare autore. La sua prima incisione è in realtà un album di pezzi per pianoforte eseguiti dal maestro Raimondo Campisi (Sortepiano, 1997), ma compie il grande passo anche verso il canto, diventando autore e cantante degli U B Maior, che si fanno notare anche da Claudio Baglioni, che li porterà prima a Spazio Live con altri giovani proposte e poi con sé allo Stadio Olimpico il 7 giugno 1998. Nel 2001 Francesco inizia invece un percorso da solista e cantautore, che lo porta per istinto e con naturalezza ad illustrare paesaggi emozionali, a seconda dei casi e delle atmosfere dei testi, attraverso le cadenze sospese del jazz, i ritmi franti, eleganti e suadenti del funk, sonorità vintage molto seventies allinsegna degli Hammond, sprazzi di soul americano e di fusion, tempi dispari in bellevidenza in ballate cantautorali ricche di sfumature, inquietudine e malinconia. Dal 28 settembre possiamo apprezzare i risultati del suo cammino compositivo nel suo primo album da cantautore, intitolato In ascolto (Ottonote, distruzione Venus). Arricchiscono il disco tra laltro la batteria di Alfredo Golino (Mina, Fiorella Mannoia, Eros Ramazzotti, ecc.), la tromba di Fabrizio Bosso (George Russel, Mike Gibbs, Kenny Wheeler, Dave Liebman, Carla Bley, Steve Coleman, Sergio Cammariere, ecc.), , lHammond di Damiano Della Torre (PFM, Miriam Makeba, Terence Trent DArby, Marina Rei, ecc.), larmonica di Bruno de Filippi (Louis Armstrong, Bud Shank, Gerry Mulligan, Astor Piazzolla, Gino Paoli, Ornella Vanoni, Pino Daniele,ecc) e la chitarra di Gigi Cifarelli Chick Corea, Sam Rivers, Jack De Johnette, Tony Scott, Enrico Rava,ecc.). Molti e preziosi sono i contributi di ospiti e collaboratori, che completano il gruppo stabile dellartista, composto da Lele Palimento (basso), Simone Bollini (pianoforte e tastiere) e Marco Greco (chitarre). La raffinatezza con cui Mantero oltrepassa i limiti di genere contaminando jazz e cantautorato pop ricorda a tratti con chiarezza Sting, ma il fine utilizzo del potere di evocazione dei momenti strumentali (si veda per esempio la struggente melodica e lassolo di piano di Un amore finisce) mostra unattenzione sapiente alla musica in funzione espressiva e tuttaltro che decorativa. Mantero daltronde, che in questo disco si è occupato di voci, batteria, percussioni, melodica, programmino, orchestrazione, produzione artistica ed esecutiva, nonché degli arrangiamenti, costruiti e cesellati con lapporto creativo dei suoi musicisti, ha sperimentato in tanti progetti alquanto singolari la potenza del linguaggio musicale, nella sua varietà di applicazione, dal cinema (una sua canzone era nella colonna sonora de La spettatrice di Paolo Franchi, che partecipò al Tribeca Film Festival di De Niro) al teatro e alle mostre darte, e di elaborazione: se il 14 settembre 2000 ha realizzato il primo concerto della storia del rock completamente silenzioso, il cantautore ha anche messo in scena performance particolari che utilizzavano come strumenti musicali sculture in metallo di Enzo Santambrogio o campionamenti di suoni derivanti da apparecchi che generano tensione elettrica (è il caso della Suite Elettrofonia per il 260° anniversario della nascita di Alessandro Volta). Ecco cosa Francesco ci ha raccontato dei suoi progetti sperimentali, compreso lultimo ancora in nuce che riguarda una probabile riproposizione teatrale-musicale dei brani del suo disco, e ovviamente delle canzoni appena pubblicate nel suo cd In ascolto.
Ambrosia: Hai iniziato il tuo percorso nella musica come batterista; molti musicisti non compiono il grande salto verso il cantautorato:come si comprende che la propria dimensione artistica deve essere completata dalla composizione e dal canto? Come matura lesigenza di esprimersi attraverso la forma canzone?
Francesco Mantero: Non credo di essere in grado di rispondere alla domanda: come? Nel mio caso tutto è fluito naturalmente, ho sempre amato utilizzare le parole e così sono nati i testi, mi ha incuriosito conoscere le strutture e larmonia dei brani che suonavo con la batteria, così, altrettanto naturalmente, ho cominciato a studiare composizione per scriverne di miei. Così è avvenuto anche con il canto. Il che, intendiamoci, non significa che non ci siano stati periodi difficili. Non credo che in tutto ciò ci sia stata una vera e propria scelta razionale, ma un inconsapevole non oppormi a che la cosa avvenisse.
A: Forse la musica / forse lei può dirti ti amo per me canti in La musica può dirti ti amo per me: in brani come Un amore finisce la malinconia di una condizione sospesa e incolore, di buio e silenzio, è espressa, più che dalle parole, dalla melodica e dallassolo finale di pianoforte di Bollini. Quanto credi che la musica possa comunicare come linguaggio universale e non verbale?
FM: Moltissimo, per questo amo la musica strumentale sia jazz che sinfonica, anche se ritengo che a volte anche la musica, che non ha il limite della comprensione della lingua o i pericoli che la verbalizzazione dellesperienza porta con sé, diventi inadeguata ad esprimere la realtà. Probabilmente il vero territorio della conoscenza è il silenzio.
A: Nel tuo disco fioriscono hammond e moog anni 70: quali sono i modelli e gli ascolti che ti spingono ad amare e riproporre queste sonorità vintage? Osserva ha un appeal vagamente in stile Motown, mentre lallucinata, lirica, trascinante Chiaroscuro verde fata è in odore di prog.
FM: Sono cresciuto musicalmente con le sonorità del Jazz, della fusion, della musica nera, sono rimasto affascinato dalluso illuminato delle tastiere di Stevie Wonder, dei groove delle produzioni di Quincy Jones. Anche il prog-rock di Chiaroscuro verde fata è stato una scelta dettata dallatmosfera delle parole, ho voluto mantenere con la musica quellatmosfera fumosa e sfumata che caratterizza i versi del testo. Questo per dire che tendo a non formalizzarmi molto sul genere o sulle sonorità della musica che scrivo, ma di prestare la massima attenzione a che i colori delle parole e quello dei suoni siano il più equilibrati possibile. Se ciò mi porta verso il jazz, verso il rock anni 70 o verso la fusion è per me del tutto indifferente.
A: Alcune canzoni hanno invece sonorità più apertamente cantautorali, come la drammatica e raffinata Lo scoglio, con un riff di piano molto suggestivo, una fisarmonica in bella mostra e un arrangiamento di archi. Cosa ci dici di questo pezzo e quali sono invece i tuoi cantautori preferiti?
FM: Questo brano è quasi un racconto breve, una storia di ordinaria solitudine che ho cercato di riprodurre anche negli arrangiamenti. Nella parte centrale, per esempio, nel momento del volo del protagonista ho scritto una parte di archi quasi cinematografica, una piccola colonna sonora per enfatizzare limmagine filmica della scena. Fra i cantautori italiani ho sempre ammirato i testi di Dalla degli anni 70 e la lungimiranza musicale di Battisti, se mi permetti di citarlo pur non essendo un cantautore. I miei riferimenti musicali sono comunque per gran parte inglesi e americani.
A: Molto eleganti sono anche le sonorità jazzate de La notte, con larmonica di Bruno De Filippi, le spazzole e il contrabbasso di Lele Palimento. Come spieghi linfluenza persistente del jazz nel cantautorato e nel pop dautore, da Gino Paoli a Cammariere?
FM: Il jazz, con le sue armonie alterate, con quel senso mai concluso delle cadenze che, grazie a settime, none, diminuite ecc., sembrano restare sospese per sempre, sono la tavolozza colori ideale per dipingere scenari emotivi.
A: Sparisciti è un brano abbastanza duro nei confronti di chi si arroga legocentrico diritto di giudicare, magari perseguendo e applicando un vago concetto di indefinibile normalità: cosa ti ha ispirato questa canzone?
FM: Il senso di distrazione generalizzata che colgo nellatteggiamento delle persone e quindi della società che ha paura di guardare le cose per quello che sono e che cerca di anestetizzare la percezione con lo stordimento di false piacevolezze, con la ricerca dellautocompiacimento materiale o pseudospirituale che sia, creando così falsi appagamenti egoici che, autoalimentandosi in un circolo vizioso, diventano condizionamenti che si trasformano in morale, in religioni o in altre false sicurezze. Il tono duro del brano è nato nel tentativo di dare, e di darmi, una sveglia.
A: Hai alle spalle una serie di progetti a dir poco particolari, che dimostrano la tua profonda conoscenza delluniverso musicale e la tua passione per la sperimentazione. Raccontaci alcune delle tue esperienze più singolari: partiamo dalla suite Elettrofonia, per il 260° anniversario di Alessandro Volta, con campionamenti di suoni provenienti da apparecchiature che generano tensioni elettriche.
FM: Nel dicembre del 2005 ho realizzato una performance di suoni e luci in onore di uno degli uomini più importanti della storia, Alessandro Volta. Per rendergli omaggio ho scritto una suite in quattro movimenti di 32 minuti utilizzando, invece che strumenti musicali, suoni elettrici: scosse, suoni di statica, saldatori, scintille. Molti suoni li ho campionati direttamente dalla fonte grazie alla collaborazione dello scultore Enzo Santambrogio, che mi ha messo a disposizione i suoi strumenti di lavoro. Ero solo in un palco quadrato con due tastiere, un computer e la mia batteria. Sono riuscito ad ottenere dalla Città di Como di spegnere le luci pubbliche e nel buio più totale grazie ad una serie di fari speciali, quelli con cui hanno realizzato la rievocazione delle Twin Towers a New York, abbiamo realizzato delle sculture di luce in movimento fino a realizzare una pila di luce che si innalzava per quasi 5 chilometri nel cielo.
A: Nel 2000 hai realizzato il concerto Il rumore del silenzio: come nacque lidea di un live muto e che accoglienza ebbe?
FM: Insieme al critico letterario Gian Paolo Serino abbiamo ideato questa singolare performance in contestazione a chi considerava e considera, la musica rumore. Io e il mio gruppo ci siamo rinchiusi in cinque gabbie insonorizzate di vetro, il pubblico era munito di cuffie ad infrarossi, quello era lunico modo per ascoltare il concerto, il resto della piazza assisteva a questo agghiacciante spettacolo di un gruppo che suona e delle persone che ascoltano ognuno nella propria solitudine, non percependo altro che il silenzio della piazza. Una soluzione che risolve senzaltro il problema dei decibel ma che distrugge la natura principale della musica che è quella di coinvolgere chiunque si trovi nel suo raggio dazione.
A: Che ci dici invece del tuo rapporto con la scultura e con larte?
FM: Seguo molto volentieri larte visiva in generale, ho molti amici artisti e partecipo spesso a mostre ed esposizioni, ho lavorato nellarte anche in prima persona realizzando lambientazione sonora delle sale del Museo di Palazzo Mocenigo a Venezia duurante la mostra Miniartextil Venezia del giugno 2007
A: Comè stato invece riarrangiare i tuoi brani per arpa e voce con Floraleda Sacchi?
FM: E stata un esperienza interessante una situazione veramente minimale con uno strumento molto poco usato in questo tipo di ambito. Una situazione direi nuda, in cui tutte le sfumature erano in grande evidenza.
A: Cosa ti ha spinto ad intraprendere e come sei riuscito a realizzare questi progetti così originali?ne stai coltivando altri?
FM: Non è facile dire cosa mi abbia spinto verso queste sperimentazioni, lunica immagine per spiegare la nascita di questi eventi è quella di una scintilla nella testa che diventa realtà. Attualmente sto lavorando, insieme alla regista teatrale Ester Montalto, ad uno spettacolo che sta a cavallo fra un concerto e una rappresentazione teatrale, con il quale mi piacerebbe portare in giro il mio album. Per il momento questa è ancora poco più che una scintilla che mi auguro diventerà presto realtà.
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Ambrosia JSI
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06.10.2007
Premio Carosone 2007
Pubblicato il 21/09/2007 alle 15:12:01
Il Premio Carosone 2007 a Silvestri, Michele Bovi, Claudio Mattone e tanti altri
di Ambrosia J.S. Imbornone
http://www.musicalnews.com/articolo.php?codice=10654&sz=3
Ci illustra ledizione 2007 del Premio Carosone (stasera allArena Flegrea di Napoli in una serata gratuita) il direttore artistico Federico Vacalebre, che ci ricorda senza nostalgia la lezione di creatività e ironia dell'americano di Napoli.
Anche questanno lArena Flegrea di Napoli è pronta ad ospitare il 21 di settembre il Premio Carosone, giunto alla sua sesta edizione. Senza nostalgia per i tempi che furono, la manifestazione è pronta a valorizzare lironia e leclettismo di quanti hanno imparato la lezione dellamericano di Napoli, che decise di ritirarsi pur di non ripetersi. Tra i vincitori del Premio ci sono anche questanno nomi leggendari e giovani conferme: Daniele Silvestri, James Senese, Peppino di Capri, Tosca, Neri per Caso, Michele Bovi (Caporedattore centrale del tg2), Virtuosi di San Martino, Italian Harmonists, Lorenzo Hengeller e Claudio Mattone, che ritirerà il premio alla carriera, al pari di Peppino di Capri. La manifestazione, fucina di talenti di notevole lungimiranza, sarà anche una vetrina per Giovanni Block & Masnada, che si è fatto notare nellultimo anno tra le altre manifestazioni come vincitore dellArè Rock Festival e protagonista del festival della canzone umoristica Dallo Sciamano allo Showman, Jovine, Ciccio Merolla, PietrArsa e Mimmo Maglionico, Ida Rendano e Libera Velo.
Mattone salirà sul palco accompagnato da Sal Da Vinci, i Neri per Caso e un gruppo di "Scugnizzi" di Nitida, lIstituto di detenzione minorile di Napoli da cui prende le mosse il fortunato film di Nanni Loy e il musical di Mattone, accompagnati da Pino De Maio.
La manifestazione, organizzata dalla Chiara Sun Music, è promossa dalla Regione Campania (assessorato al Turismo e ai Beni Culturali), Comune di Napoli (assessorato al Turismo, Spettacolo e Grandi Eventi), Provincia di Napoli (presidenza) ed Ept di Napoli.
La serata, ad ingresso libero fino ad esaurimento posti (inizio ore 21, infoline 334 5604719), sarà condotta da Mariaelena Fabi e Gianni Simioli e sarà come sempre seguita dalle telecamere di Rai International. Ideatore e direttore artistico del Premio Carosone è il critico musicale Federico Vacalebre: ecco come ci ha illustrato lo spirito della manifestazione e i dettagli delledizione 2007.
Ambrosia: Per questa edizione avete deciso di assegnare il premio alla carriera a Claudio Mattone: come mai avete preso questa decisione?
Federico Vacalebre: Claudio Mattone scrisse per Carosone Na canzuncella doce doce, presentata durante lunica apparizione di Carosone a Sanremo nel 1989. Era un brano particolare, una ballata piena di un senso di pace, scritta in tempi non di guerra. In scaletta ci sarà poi anche unaltra canzone scritta da Mattone, 'A malatia e l'America, che sarà cantata dai Neri per Caso. La versione originale era di Edoardo De Crescenzo e il brano riprende un po il tema di Tu vu fa lamericano, anche se non con la stessa ironia. Mattone era infatti un autore molto caro a Renato: tutte le scelte che faccio ogni anno sono sottoposte ad un vaglio spirituale, forse quasi spiritistico di Carosone. Ogni volta mi chiedo: è giusto premiare questartista nel nome di Renato?E in questo caso la scelta di Mattone era fuori discussione, perché Renato lo stimava moltissimo.
Ambrosia: Comè nata lidea di portare sul palco con Mattone i ragazzi del carcere minorile di Nisida?
FV: Beh, questo è un appuntamento diverso, che non insegue i Meneguzzi e le Paole e Chiara, e cerca anche di far fiorire delle idee. Ci sono dei ragazzi che fanno delle cover di Renato, questanno lasciando fuori completamente i super-classici, come Maruzzella, e accogliendo canzoni ingiustamente dimenticate. Con Sal da Vinci, con i Neri per Caso e Mattone abbiamo inoltre voluto immaginare un momento speciale: ho scoperto che cerano dei ragazzi del carcere minorile che stavano lavorando sulle canzoni di Mattone e le avevano incise su un disco a tiratura limitata. Ci ha affascinato lidea che i ragazzi che vivono nel carcere e mare cantassero Carcere e mare davanti allautore, terminando così il percorso di quelle canzoni che sono finite nel film di Nanni Loy Scugnizzi e sono diventate uno dei musical di maggior successo degli ultimi anni. Al Premio non ci sono le cose che tutti si aspettano, ma cose pensate con lamore, il rigore e laffetto che ci metteva lamericano di Napoli.
A: A proposito delle riletture dei brani di Carosone, è in programma anche lesecuzione di un inedito riscoperto da poco, Elisabetta, giusto?
FV: Sì, la canzone in realtà su disco cè finita, almeno in Francia. Carosone suonò due volte per la regina Elisabetta, una volta nel 1954, inaugurando lOpen Gate, tempio della Dolce vita romana, alla presenza dellallora principessa Elisabetta con Filippo dEdimburgo, poi nel 1957, al Mogador di Parigi, quando ormai la principessa era diventata regina. Di queste esperienze ci resta questa canzone buffa che PietrArsa e Mimmo Maglionico riproporranno prima nella versione originale in francese, poi in una divertente e divertita, quanto repubblicanissima versione napoletana.
A: Tra i premiati di questanno ci sono un artista storico come Peppino di Capri ma anche un cantautore dotato di fine humour in continua ascesa come Daniele Silvestri. Come avete scelto gli artisti da premiare?
FV: Peppino di Capri è lanello di congiunzione tra Carosone e Pino Daniele, nello sviluppo della canzone napoletana, che vuol dire sempre e comunque la migliore canzone italiana. Silvestri invece è carosoniano nellironia, nelluso della canzone armata di sorriso. Ha scritto di recente La paranza, ma anche la canzone sul popolo gay [ndr: Gino e lalfetta] usando lironia come lusava Nisa quando scriveva i testi dei migliori successi di Renato. Ci atteniamo come in passato alla teoria del carosuono, che è appunto larte della canzone armata di sorriso, della canzone contaminata, della canzone verace ma internazionale. Per questo abbiamo premiato negli anni scorsi artisti riconosciuti come Enzo Jannacci, Renzo Arbore, Max Gazzè, la Banda Osiris, oppure abbiamo scommesso su giovani che non erano ancora noti: abbiamo premiato Cammariere prima di Sanremo, Simone Cristicchi prima di tutti, abbiamo premiato Stefano Bollani, Allevi, Gennaro Cosmo Parlato, Roy Paci prima che i festival e la tv si accorgessero di loro. Questanno devo dire che sono particolarmente orgoglioso di presentare gli Italian Harmonists, che sono un complesso vocale particolarissimo. Ne avremo due, con i Neri per Caso, ma loro sono davvero la risposta ai Comedian Harmonists, unantica formazione vocale che fu perseguitata dal nazismo perché qualcuno di loro era ebreo. La loro 3 numeri al lotto è un omaggio a Carosone, ma è anche un tuffo nel passato senza nostalgia per gli anni passati: le canzoni sono fatte per vivere nel futuro.
A: Come scegliete gli artisti emergenti del cast?Tra questi cè anche Giovanni Block, di cui i lettori di Musicalnews hanno sentito parlare spesso questanno
FV: Alcuni artisti emergenti tornano e li premiamo perché siamo convinti che da quando sono venuti la prima volta come ospiti da noi siano maturati. Lorenzo Hengeller, il giovanotto matto, venne da noi come accompagnatore ed ora è amatissimo da Fiorello o da Luciana Littizzetto. I Virtuosi di San Martino cerano nella prima edizione e ora con un album come Carogne hanno cesellato delle macchiette post-moderne. Entrambi sono molto carosoniani: Hengeller si misurerà addirittura con Pianofortissimo, oltre che con la riscoperta di un brano desueto come Amaramente. I Virtuosi di San Martino invece hanno un pezzo del loro disco, Ali babà, che inizia con Cantanapoli e non potranno che approdare a Caravan Petrol. Poi al di fuori dei premi ci sono dei giovani a cui offriamo un palco importante e diciamo di tirare fuori le unghie e il talento, misurandosi con il canzoniere di Renato. Ci sono Giovanni Block & Masnada, ci sono PietrArsa e Maglionico, cè il percussionista Ciccio Merolla, cè Libera Velo con Carlotta e Ida Rendano che mostra laltro lato melodico di Carosone, che non è solo Maruzzella, ma in questo caso Taspetto e Nove e Giacca Rossa e rossetto.
A: Michele Bovi sarà premiato in relazione alle sue ricerche sui Cinebox, oggetto anche di un recente libro, Gli antenati del videoclip?
FV: Sì, certo. Bovi è uno studioso della musica in televisione. Nella sua mostra sui Cinebox, ci siamo accorti che aveva lavorato su Carosone, perché tra gli antesignani dei videoclip ci sono quelli di Renato. Il libro si intitolava pericolosamente Da Carosone a Cosa nostra e ogni volta Michele si impegnava a spiegare che Carosone non centra niente con Cosa nostra, ma è la storia dei Cinebox che si muove tra questi due estremi. In quella mostra i video di Renato non cerano: Michele ce li porterà stasera e li vedremo insieme. Credo che sia giusto premiare uno studioso della canzone ancora senza rinchiuderci nella nostalgia, così che mostriamo Renato che canta Torero o Gegè Di Giacomo che canta O Pellirossa e poi li ascoltiamo nelle loro nuove versioni.
A: Che riscontro di pubblico avete avuto in questi anni?
FV: Abbiamo una media di 5-6000 persone allArena Flegrea ogni anno. Poi cè il pubblico che ci segue in tv, sulla radio, in passato abbiamo fatto anche dirette su internet. Infine facciamo i dischiNon è una cosa effimera, anzi è un appuntamento fisso ogni anno nello stesso luogo, ogni anno, lo stesso giorno, la stessa ora, ad ingresso gratuito.
A: A distanza di 6 anni dalla sua scomparsa, qual è il lascito, leredità che Carosone ha lasciato nella musica italiana?Qual è la sua lezione più duratura ed importante?
FV: Ce ne sono tante. Una è quella di essere orgoglioso delle sue radici, ma non esserci rinchiuso dentro. Unaltra è quella di aver smesso prima di sentirsi obsoleto e sorpassato. Lui diceva che aveva sentito i Platters e aveva intuito i Beatles: vero o non vero che fosse, in un paese in cui tutti sono attaccati al successo, alle poltrone, alleterna ripetizione, lui ne ha fatto veramente a meno, dopo aver mescolato la canzone napoletana con le culture del mondo jazz, i suoni esotici, quelli africaniOggi invece se una cosa funziona, viene subito ripetuta e non funziona in più, in quanto plagio. Renato era un uomo armato di fantasia e sapeva circondarsi di strepitosi collaboratori: ho parlato di cantautorato di gruppo per lui, perché era un autore ed autori erano i suoi parolieri, ma autori erano anche i suoi compagni davventura, dal poeta dei tamburi, il fantasista della batteria Gegè Di Giacomo, allolandese volante Peter Van Wood.
A: Cosa distingue questa manifestazione dalle altre?
FV: Credo non ci sia nessun palcoscenico che abbia messo vicino nella stessa sera Renzo Arbore e 24 Grana, Aurelio Fierro e Roy Paci, canzoni napoletane e brani digitali, oppure come stasera Peppino di Capri e Jovine che cantano O reggae e Maradona. Poi tutto si tiene, perché cè un gruppo napoletano che rilegge Peppino di Capri in chiave reggae. Inoltre lo spettacolo si distingue da altri perché non è pensato in chiave televisiva, ma soprattutto musicale, anche se poi diventa anche tv grazie a Rai International. La musica è trattata con affetto e tutti gli artisti si esibiscono a titolo totalmente gratuito.
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Ambrosia JSI
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19.09.2007
Tommaso Cerasuolo dei Perturbazione
Interviste
Pubblicato il 08/09/2007 alle 01:12:48
Quando il rock sa raccontare: Tommaso Cerasuolo dei Perturbazione
di Ambrosia J.S. Imbornone
http://www.musicalnews.com/articolo.php?codice=10583&sz=3
Guardare al quotidiano con vocazione narrativa, con grazia,introspezione e passione anti-divistica: questo è quanto egregiamente fanno i Perturbazione. Il cantante Cerasuolo con rara gentilezza ci ha concesso un'intervista densa e intensa.
Nel passaggio alla EMI qualcuno ha temuto che cambiassero, ma i Perturbazione anche in Pianissimo Fortissimo hanno dimostrato la loro inconfondibile capacità di catturare immagini vivide e struggenti del reale e presentarle con rara grazia e leggerezza. Malinconici senza ambire ad essere tragici, intimisti tanto da entrare nel vissuto di ogni ascoltatore, ironici senza scivolare nelle banalità della musica commerciale, sfuggono dalla trappola del quotidiano con le carezze di riff post-rock e desideri racchiusi in uno scrigno, con il sapore dolceamaro che prova chi avverte che manca sempre un pezzo per essere felici, per parafrasare il testo di uno dei nuovi piccoli capolavori dellultimo disco, Qualcuno si dimentica. Con il violoncello di Elena Diana attraversano il cantautorato con originalità e spirito ancora indie, perché indipendenti e fedeli a sé stesso. Il cantante della band torinese, Tommaso Cerasuolo, ci ha rilasciato questintervista quando ancora la calura estiva era un insopportabile tormento. Si è sottoposto alla tortura di un replica fuori programma richiesta da un inconveniente tecnico di registrazione con disponibilità e gentilezza fuori dal comune e le sue parole riflettono il segreto del suo gruppo, una semplicità introspettiva e cordiale, colta e raffinata ma mai intellettualistica e meno che mai egocentrica. Nello showbiz ci si monta la testa anche senza avere talento. Per fortuna cè chi vale ma quasi non se ne rende conto, perché nel suo lavoro segue con naturalezza e spontaneità una sola musa, la passione per la musica.E c'è chi non possiede,per fortuna,la vocazione al divismo,ma riesce a conservare anche un pizzico di naturale e tenerissima timidezza anche calcando il palcoscenico da tanti anni.
Ecco cosa ci ha raccontato Tommaso della genesi delle canzoni dei Perturbazione, della collaborazione con Manuel Agnelli, dellindie e delle major, delle radio e del cinema, in unintervista ricca di spunti che vi invitiamo a cogliere.
Ambrosia: In Pianissimo Fortissimo ricorre più volte la parola storie: non siamo che storie dentro storie/ più grandi e più piccole di noi(Leggere parole), Se guardo le donne come fossero storie / E se leggo le storie come fossero mie (Brautigan). Le vostre canzoni sembrano sempre guardare al quotidiano con vocazione narrativa, espressa da musica e parole come elementi indissociabili in cui ogni parte completa laltra. Come nascono le vostre canzoni nella composizione?Melodia, ritmo, parola: cosa nasce insieme e cosa segue solitamente?
TC: Non cè una struttura compositiva fissa(e speriamo sia un bene!), né un leader carismatico che trascini gli altri. Gigi [Giancursi]e Cristiano[Lo Mele], i nostri due chitarristi, ed anche Elena, la violoncellista, sono molto propositivi per quanto riguarda melodie, riff, giri di accordi; spesso il gruppo lavora insieme: a volte nasce una melodia vocale su cui si cerca di incastrare dei testi scritti, a volte cè un testo e ci si lavora su per cercare la musica, altre volte ancora cè una melodia vocale con il testo e si cercano gli accordiSiamo autori dei testi io, Rossano[Lo Mele] e Gigi e nellultimo disco abbiamo lavorato spesso a sei mani: rispetto al passato, invecchiando, siamo diventati più selettivi e quando ci rendiamo conto che un testo interessa a tutti, cerchiamo di cesellarlo e lavorarci insieme, per soddisfare tutti. Per quanto riguarda la quotidianità riportata ad una dimensione narrativa, è una considerazione molto intelligente, è la descrizione perfetta di quello che facciamo e siamo. Ci piacerebbe scrivere anche storie, che, pur partendo dallosservazione del quotidiano, elevassero dei personaggi a simbolo, come ha fatto De André con canzoni come Bocca di rosa o con Il pescatorePerò è un passo successivo, che probabilmente si compie quando si raggiunge una maggiore maturità.
A: Hai dichiarato che questo disco è più solare dei precedenti. Tuttavia le malinconie diffuse di Canzoni allo specchio qui si condensano nellinquietudine dolorosa e immobile di una storia senza via di uscita come Brautigan. Comè nata lidea del titolo, che fa riferimento appunto allo scrittore americano morto suicida nel 1984?E questo brano rappresenta uno dei pianissimo sofferti del disco?
TC: Il testo di Brautigan è stato scritto da Rossano partendo da uno dei suoi 102 racconti zen. Ha voluto inserire il suo nome nel titolo per citare apertamente la fonte. La canzone rappresenta secondo me forse uno dei momenti più riusciti del disco: io per esempio ero uno dei più scettici in partenza, ma anche dal vivo ci rendiamo conto della sua forzaAlcune cose ti sforzi di farle e le immagini in un determinato modo, altre sono scritte proprio per il tuo registro, sia per la voce sia per come suoniamo noi, e ti vengono bene Canzoni allo specchio era molto scuro, quindi questa volta volevamo fare un disco più eterogeneo. Pianissimo Fortissimo così è più solare nel senso che non è monocolore, ma presenta luci diverse. Brautigan rappresenta di nuovo unosservazione della quotidianità che non si riesce a vivere, del tempo che non ci appartiene, ed è quindi uno dei momenti dombra invece dellalbum.
A: Ho letto che tieni particolarmente al singolo Battiti per minuto. Cosa ha ispirato la canzone?E davvero insistente e invadente la tendenza a giudicare dallesterno una storia damore?
TC: Giudicare forse è un termine forte, però quando nasce una storia damore, si contano sulle dita di una mano gli amici pronti a lasciarti vivere il tutto, condividendo la tua gioia o comunque tenendosi la loro opinione senza mettere il naso. Anche quando chiedi consigli, in realtà solo tu sai davvero qual è la cosa giusta da fare. E un concetto apparentemente banale, ma valeva la pena di ribadirlo. Il testo ben si collega a una canzone che ha una melodia gioiosa e scherzosa, ma non zuccherosa, e quindi ha un sapore agrodolce. Il testo è anche influenzato dal fatto che il brano doveva essere in una sequenza dei titoli di coda del film Cardiofitness, di un giovane regista, Fabio Tagliavia che è un amico e ci aveva chiesto una canzone. Per motivi di produzione, poi non ha fatto parte della colonna sonora. Gigi, che ha scritto il testo, comunque ha cercato di non essere didascalico, perché si sa che il mondo del cinema a volte è imprevedibile, e quindi ha tentato di interpretare le tematiche del film in un modo molto personale.
A: Ogni canzone sul retro della custodia del cd ha anche lequivalente in battiti per minuti [ndr: variano dai 181 di Battiti per minuto agli 82 di Brautigan). Comè nata lidea?Rappresentano ritmo e frequenza cardiaca?
TC: Pianissimo Fortissimo, oltre ad avere come significato principale quello emotivo, evoca tante cose ed è anche legato alla misurazione del tempo. Maturando ciascuno vive il proprio tempo in modo diverso. Questo vale per tutte le epoche, però ci sembra che negli anni in cui viviamo oggi, ad ogni età si fa fatica a possedere il proprio tempoDurante la lavorazione del disco scriviamo una specie di storyboard, con annotazioni del tipo mancano le parti di chitarra o da registrare ancora i cori, ma anche con lequivalente in battiti per minuti. Ad un certo punto ci è sembrato molto bello riportarli sul disco, perché sono un po la gabbia in cui decidi di metterti, e ormai cè una mania compulsiva a misurare tuttoOltre al richiamo alla canzone omonima, che allude ai battiti del cuore, ci sembrava carino alludere, chiudendo il cerchio, a come il tempo è scandito.
A: A proposito di storyboard, tu sei anche disegnatore e hai mostrato la tua abilità nel progetto Concerto per disegnatore e orchestra. Pensi spesso per immagini?E quanto questo può influire sulla qualità cinematografica delle vostre canzoni, che sembrano appunto procedere nel racconto per sequenze di stati danimo e colonne sonore?
TC: Ci piacerebbe molto che le nostre canzoni diventassero effettivamente una colonna sonora: sono anni che facciamo il filo a tanti registi e speriamo sempre di lavorare nellambito del cinema. Sono anni che comunque sentiamo il fascino del rapporto tra musica ed immagini ed è un pallino per tutto il gruppo, non solo per me che mi diverto a fare il disegnatore, soprattutto per progettare animazioni per videoclip. Si tratta di una relazione che si è tentato di definire scientificamente in tanti modi, ma che soprattutto affascina perché crea sempre nuove ed inaspettate soluzione. Quando Enrico Ghezzi per una sigla di Blob utilizzò tantissimi anni fa un pezzo di Patti Smith con le immagini de Latalante di Jean Vigo, disse che qualunque musica si metta insieme a delle immagini, si ottiene un valore aggiunto che trascende il valore di quella musica e di quelle scene singole. Come in cucina, però non si sa che tipo di risultato si otterrà mescolando gli ingredienti: anche nei videoclip non è automatico che determinate immagini si abbinino appropriatamente con quella musica. Lobiettivo è trovare una combinazione che apra porte che non ci si aspettava. Noi siamo cresciuti amando molto il cinema e pensiamo per immagini non volontariamente, ma naturalmente. Non sapremmo fare diversamenteLo si può notare e ci fa piacere, ma ci viene spontaneo!
A: Linserimento del violoncello di Elena nelle vostre canzoni ha contribuito a creare uno stile imitato e personale, che travalica le barriere tra cantautorato, post-rock e indie (se è un genere). Ma quanto vi sentite vicini a questi generi?O preferite non associarvi ad alcuna definizione?
TC: Ci si lusingano gli accostamenti ai gruppi che amiamo: se ci dicono che potremmo essere i Belle and Sebastian italiani, ci fa piacere. Però ognuno deve cercare il proprio stile. Lottare contro i mulini a vento e le condizioni avverse del mercato è poi molto stimolante, perché ti costringe veramente a cercare il tuo modo di esprimerti. Non solo abbiamo dovuto trovare la formula musicale giusta per poi poter inserire il violoncello di Elena, evitando il rischio che suonasse barocco o tipo rondò veneziano, ma abbiamo anche lavorato per arrivare sulla voce e siamo passati dallinglese allitaliano nei testiNel tempo insomma poi abbiamo elaborato il nostro rock anemico: questa definizione ci diverte molto, perché, parafrasando Qualcuno ci dimentica, ci manca sempre un pezzo per una definizione piena!Il rock rappresenta per noi la ribellione nei confronti della quotidianità che per noi è la musica. Il termine cantautorato poi si riferisce spesso ad un periodo storico o ad una particolare attenzione al testo, ma quello che molti cantautori hanno dovuto fare è stato ed è in realtà soprattutto trovare la propria lingua, i propri suoni rispetto alla tradizione, che in Italia può essere la lirica o la musica sanremese. Di lì poi abbiamo stili particolari come quelli di Lindo Ferretti o Cristiano Godano [nrd: cantante dei Marlene Kuntz], oppure ancora Capossela che declina Tom Waits in ItaliaQuello di Paolo Conte per esempio poi è diventato quasi uno stile, ma era il suo modo di usare in modo personale un codice comune. Ci cerca sempre poi di migliorare e cercare la propria lingua: anche le nostre prime canzoni in italiano ora mi sembrano acerbe
A: La presenza di Manuel Agnelli in Nel mio scrigno e nella meravigliosa, intensa Qualcuno si dimentica è molto discreta: comè nata lidea di questa collaborazione? Pare un cameo fatto per amicizia ed affetto, e non unospitata promozionale per entrambi.
TC: Come suggerisci tu, la collaborazione non è nata con lintenzione di ospitare Manuel nel discoE un amico, stima molto i Perturbazione e ci ha invitato più volte come direttore artistico al Tora!Tora!. Inoltre abbiamo accompagnato con piacere dal vivo gli Afterhours in alcune date. Passava da Torino proprio mentre stavamo lavorando ai cori di Nel mio scrigno e abbiamo pensato che ci sarebbe piaciuto lavorare con il suo timbro vocale... In Qualcuno si dimentica la sua è una delle due mani del giro di pianoforte (letteralmente una mano a testa!); laltra è di Davide Rossi, che è un arrangiatore incredibile e lavora con Coldplay, Siouxsie & The Banshees, e ormai suona stabilmente da tanti anni con Goldfrapp. E originario di Torino e passava anche lui di lì: ci aveva fatto il suo nome Mauro Ermanno Giovanardi, Joe dei La Crus, con cui abbiamo lavorato per Le città viste dal basso. E stata una cosa molto spontanea.
A: Nei fitti ringraziamenti del disco, spicca un lunghissimo elenco di colleghi con cui avete diviso anche spesso il palco. Come mai?
TC: Si tratta di gruppi con cui abbiamo piacevolmente diviso il palco in questi anni. La lista dei ringraziamenti si allunga ad ogni disco che riusciamo ad avere la fortuna di pubblicare, perché con il passare degli anni aumentano le forze centrifughe che spingono ciascun elemento lontano dalla band, ma lo tengono unito come un collante, come una forza di gravità le persone che lo circondano, aiutano in mille modi e danno nuovi stimoli. Senza di loro la storia del gruppo si sarebbe conclusa da tempo, quindi tutte quelle persone hanno realmente fatto anche loro lalbum!Tutti quanti!
A: In Controfigurine la frase in grassetto Tra qualcosa che siamo e qualcuno che vende, che cosa rimane di noi? fa venire in mente che in fondo anche la musica e larte sono troppo spesso ridotte a prodotti e mercificate in quanto tali. Nel passaggio dalla Mescal alla Emi siete rimasti quello che siete: perché invece troppi artisti finiscono per vendersi o svendersi?che pericoli e che vantaggi ci sono nel lavorare con una major?
TC: Mi piace molto qui citare Davide Toffolo, e quello che ha scritto per esempio nellintroduzione ai fumetti di Alessandro Baronciani, un grafico milanese che ha anche disegnato la copertina di Canzoni allo specchio. Nella sua canzone La poesia e la merce (Tre Allegri Ragazzi Morti, La seconda rivoluzione sessuale) dice che è possibile vedere la poesia anche nella merce. Nellepoca della riproducibilità tecnica dellopera darte di cui parlava Walter Benjamin, i fumetti o i dischi vivono in copia, non nelloriginale. Noi siamo cresciuti in questa cultura fatta di copie e questo non ci spaventa. Nel passaggio da una indipendente alla major limportante è continuare a rispettare la passione che cè dietro alle cose. Per noi quindi anche ora limportante è lavorare con persone che siano davvero appassionate a quello che fanno. Le major sono purtroppo ultimamente molto concentrate sulla crisi del mercato, piuttosto che sulle vecchie buone idee, che tengono a galla e fanno vendere i dischi. Tanti artisti però non si vendono alla multinazionale, ma il problema è che perdono sé stessi perché iniziano a prendersi troppo sul serio: il rischio è dentro di noi, è credere a quello che scrivono di te!Quel verso è un interrogativo essenziale che ci ponevamo anche ai tempi della Mescal. Il punto non è se ci si vende, ma cosa si vende. E importante restare sé stessi e mettere nelle proprie canzoni quello che si è: le passioni che ci nutrono e descrivono le nostre relazioni sociali e sentimentali sono in grado di essere lette da qualcun altro che se ne impossessa e le fa sue. Le canzoni più grandi sono quelle che riescono a parlare un linguaggio universale.
A: Due anni fa voi annunciaste quasi la morte del MEI come spazio per le indipendenti; lanno scorso poi qualcuno ha annunciato a seguito del MEI la morte dellindie. Ma secondo te lindie come generale musicale esiste?E mai esistito?O è solo uno stato danimo che si può conservare anche senza essere in contratto con unetichetta indipendente?Daltronde voi siete stati primi nella classifica indie del mese di giugno di Musica e Dischi
TC: Esatto, sono le contraddizioni del caso!Si può continuare a restare indieSono anche i tuoi collaboratori che ti rendono quello che sei. Non sempre sei sempre più furbo e tenace di chi ti sta accanto: bisogna imparare che serve circondarsi di persone che amino quello che fai. Puoi anche prendere cantonate e poi ridiscutere quello che fai, ma è importante anche provare a fare ascoltare la propria musica a più persone. Lessenziale è farlo onestamente. Buster Keaton diceva che Charlie Chaplin dopo La donna di Parigi (1923) iniziò a credere a quello che scrivevano di lui, che era vero comunqueDi lì cominciarono i suoi guai, anche se ebbe ancora grandi momenti. Non siamo indipendenti, ma soprattutto corriamo il pericolo di essere schiavi di noi stessi!
A: La Rai ha firmato un accordo con la Siae per dare maggior spazio nei palinsesti alla musica italiana. Secondo te come potrebbe risolvere il problema della cronica mancanza di visibilità degli artisti emergenti anche in radio?
TC: Secondo me si dovrebbe ridare dignità in radio alla figura del dj: bisognerebbe sbarazzarsi dei dj che si accontentano di leggere le notizie più stupide della giornata che gli prepara una brutta e cattiva redazione. Il conduttore magari parla delle notizie di cronaca rosa o di casi strani come che so? una donna americana che ha partorito 5 gemelli che non interessa a nessunoBisognerebbe invece assumere persone che hanno voglia di raccontare storie vere e non rimasticare le cose lette di fretta sul giornale al mattino. Alle storie raccontate si potrebbero abbinare canzoni che hanno forte attinenza con quegli argomenti. Anche la Rai, che è ancora una delle realtà più belle per quanto riguardo i contenuti, spesso ha enormi lacune musicali, perché associa ancora musica da playlist a vari programmi. Dose e Presta per esempio vorrebbero mettere canzoni della Mannoia che è una loro amica, e in tv hanno trasmesso cose particolari, ma in radio hanno dei paletti e devono rispettarli: ironizzano magari su quello che mandano in onda, facendo capire che a loro importa poco, però è un peccato.
Alcuni network iniziano a farle misurate sulla personalità del conduttore, se ci sono conduttori con una personalità: se si parla di letteratura americana, è giusto mandare in onda i Perturbazione che hanno dedicato una canzone a Brautigan o hanno citato John Fante in Canzoni allo specchio. Se si parla di Sudamerica, invece si possono mettere i Mano Negra e così viaIn questo modo tutto sarebbe molto più democratico e ci sarebbe spazio per molte più cose e tanti più stimoli. Non si devono fare necessariamente programmi impegnati, ma cè qualcosa di più interessante del gossip del momento. Impoverisce le nostre viteSi cambia frequenza e magari poi si trova la stessa cosa anche altroveCi sono però radio indipendenti piccoline in Italia che fanno un ottimo lavoro, grazie alla passione di singoli conduttori, anche senza una redazione generale particolarmente forte. La musica non è un contorno, ma un contenuto e siccome le radio private sono spesso prive di contenuti, trasmettono musica priva di contenuto!
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Ambrosia JSI
ore 23:16 [ ] |
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19.09.2007
Rilo Kiley
RILO KILEY Under the blacklight Warner 2007
http://www.mescalina.it/musica/recensioni/recensioni-musica.php?id=2071
1. SILVER LINING
2. CLOSE CALL
3. THE MONEYMAKER
4. BREAKIN UP
5. UNDER THE BLACKLIGHT
6. DREAMWORLD
7. DEJALO
8. 15
9. SMOKE DETECTOR
10. THE ANGELS HUNG AROUND
11. GIVE A LITTLE LOVE
Articolo di: Ambrosia J. S. Imbornone Del 11/09/07
Il passaggio da unetichetta indipendente a una major raramente è senza conseguenze nel sound di una band.
Il quarto disco dei losangelini Rilo Kiley, il primo per la Warner, non costituisce uneccezione in questo senso. Sono soprattutto i brani prodotti da Mike Elizondo (attivo soprattutto nel campo dellhip-hop) a sfoderare le sonorità più plastificate del disco, con synth o tastierine effetto midi, beat e handclap anni 80, che poco hanno a che vedere con lalt-country pure praticato dalla band (qui con risultati abbastanza piatti in The Angels Hung Around).
Se però riteniamo degno di attenzione questo album, è perché cè per fortuna ancora unaltra faccia della medaglia rispetto al lato più pop e cool del gruppo emerso di recente. Degni di nota sono infatti i pezzi in cui affiorano con particolare grazia atmosfere quasi in stile Motown (v. Silver Lining, secondo singolo con delizioso video sul cliché del triste matrimonio non contratto), che a volte addirittura strizzano locchio alla disco anni 70: è il caso per esempio di Breakin Up, in cui sono pure in evidenza gli strumenti che costituiscono le note positive dellalbum, il basso di Pierre de Reeder e la chitarra elettrica di Blake Sennett.
Nelle altre tracce prodotte dalla band con Jason Lader (attivo come musicista, produttore, ingegnere del suono ecc. con nomi del pop da classifica ma anche con System of a Down e Motley Crue) infatti la pulizia degli arrangiamenti lascia lo spazio a suoni più distorti e ruvidi, virando verso il rock grazie a linee di chitarra elettrica che ricordano U2 ed Editors (la fascinosa Close Call) o a riff di basso che rammentano la declinazione e rilettura indie della new-wave (il primo singolo The Moneymaker).
Nella title-track i sintetizzatori nellintro e outro trovano una voce tenebrosa e magnetica, che sostituisce con pesanti ombre la luce solare e radiofonica della chitarra acustica. Promossa daltronde è lex teen-actress Jenny Lewis, che carica i suoi vocalizzi country di una sensualità raffinata e inquieta, amplificata da leggeri tocchi di echoes. Non a caso la cantante, che ha alle spalle anche un album da solista e una collaborazione nel progetto The Postal Service, ha definito questo come il loro album più sexy: nei testi affiora un edonismo leggero (v. i due brani più audaci del disco, limprobabile Dejalo e Smoke Detector à la Beach Boys), ma cè anche uno sfondo di tristezza dietro i brani scritti dalla rossa lead-singer tra lo svilimento, lautodistruzione e linteresse di rapporti mercantilistici, nellansia di liberarsi e librarsi oltre una coltre di sofferenza, fatta di addii dolceamari, di tradimenti e ripicche. Vibra nei versi lattesa di sentimenti sinceri, ma è rinnegata in un amaro disincanto e relegata in un mondo onirico e irreale che diventa lunico e ultimo luogo di esistenza (you exist, when youre living in a dream world in Dreamworld, scritta da Sennett, qui anche efficace seconda voce, con Morgan Negler dei Whispertown2000).
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Ambrosia JSI
ore 23:14 [ ] |
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finch� avrai fiato e vita
fino alla ricompensa
finch� avrai fiato e vita
fino alla ricompensa
B�same,B�same,B�same,B�same
D come dannata ingenua
D come dannata ingenua
D come dannata ingenua..."
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