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Mi ammalo di poesia
Canzoni e poesie pugnali e parole.
 

26.12.2007

Artemoltobuffa

ARTEMOLTOBUFFA
aL’aria misteriosa
aAiuola
2007









Articolo
di:

Ambrosia J. S. Imbornone
<ambrosia@mescalina.it> Del

12/12/07
 



La
peculiarità della musica di Alberto Muffato è quella di essere sospesa.
Tra infanzia ed età adulta, tra cieli stellati e città dipinte con i
colori tenui degli acquarelli, tra cantautorato ed indie.

Giunto alla seconda prova discografica, con la produzione di Fabio De
Min dei Non voglio che Clara, Artemoltobuffa sfodera uno stile
immaginifico che ha il gusto della semplicità del quotidiano, che nelle
immagini trattiene i sentimenti, per lo più senza parlarne e quindi
senza contaminarsi con la retorica del sentimentalismo.

Dominano il disco gli arpeggi di chitarra acustica e i ritmi cadenzati
e sognanti, che però sanno tingersi di jazz, aprirsi a squarci luminosi
di violini o alle sonorità ariose delle tastiere, oppure ancora
lasciarsi fendere da feedback di chitarra elettrica e suoni distorti.

La voce di Muffato è asciutta, ma ferma e tenera, da cantastorie
sottovoce che adotta e sceglie il fiabesco quando descrive le lucciole
“conficcate sulla nostra pelle”, pronte a tramutarsi in stelle,
racconta un cielo difettoso acceso dall’elettricista ne “Le rughe della
fronte” o si smarrisce nella tenerezza di “Invenzioni”, che a tratti
ricorda i Perturbazione.

Le canzoni di Artemoltobuffa si immergono nelle cose con il candore
degli occhi bambini dell’ “Estate” o dell’uomo romantico che sogna la
sua donna sposa ne “L’aria misteriosa”. Le parole d’altronde, ripetute,
spesso riecheggiano come formule di senso, bagliori di piccole verità
che poi lasciano il posto alla poesia e alla solarità del piano, come
in “Dove lei passa”(un po’ Beatles, un po’ Badly Drawn Boy), che
accoglie grandiosi intervalli di tromba.

L’indietronica emerge infine nel quadretto dell’ “Aranciata” e per
disegnare i ritmi alienanti dell’ “Impiegata delle poste”, grazie alla
quale proiettarsi in posti assolati “senza processioni o campionati”,
“senza croci rosse o carri armati”.

Si può rimproverare un’assenza di smalto ai pastelli di Alberto? La
risposta è ne “Le rughe di fronte”, in cui il cantautore veneto
dichiara che “le cose perfette / non ci portano fortuna”; anche tra le
decelerazioni struggenti della splendida “Se un giorno”, si nascondono
delle dichiarazioni programmatiche di diffidenza nelle certezze della
“gente senza errori”, perché “l’ordine è la fine, è un principio già di
morte”.

Muffato crede nei dubbi, nella bellezza delle insicurezze e delle
imperfezioni. Inutile quindi misurare con strumenti scientifici …l’aria
misteriosa che lui riesce ancora a percepire nella soffocante
superficialità di ogni giorno.

  Ambrosia JSI ore 18:29
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26.12.2007

Radiodervish

http://musicalnews.com/articolo.php?codice=11122&sz=4



Recensioni
Pubblicato il 27/11/2007 alle 22:55:35

Centro del mundo: Radiodervish e Noa con le loro nuove canzoni live a Barletta




Non folclore,mai
moda,ma storie di vita,cultura,emozione nelle canzoni dei Radiodervish
e Noa.Tra il fascino del ritmo,il peso delle parole e dei silenzi,il
carisma di 2 voci impareggiabili,per sentimenti che vivono nel solo
luogo possibile,il mondo

I Radiodervish sono tornati al ritmo, alla sua forza primigenia, alla sua
magia arcana. Dopo aver pubblicato un live per lo più acustico, che nei
racconti e nelle letture di Giuseppe Battiston si inseriva pienamente
in una dimensione cantautorale, delicata e poetica, sono tornati a
sperimentazione alchimie ritmiche fascinose e travolgenti; eppure,
nell’ultimo album, uscito un mese fa, “L’immagine di te” (prodotto da
Franco Battiato e Pino Pinaxa Pischetola, che si è occupato anche del
mixaggio), secondo disco uscito per la Radiofandango di Stefano Senardi
che fa capo alla Fandango di Domenico Procacci, come nel relativo live,
ancora una volta world music, se proprio di etichette abusate ci si
deve servire, è cervello e cuore, non è pedissequa ripetizione di
schemi e tradizioni, non è neanche connubio di ritmi e melodie studiato
a tavolino per risultare accattivante e inseguire le mode del momento o
crearne di nuove. Non è folclore. E’ storia, è terra comune, è cultura
(una, come il mondo), è umanità, è emozione, è silenzio, con
arrangiamenti di gusto finissimo, che dosano pieni e vuoti, con
sapiente attenzione all’addizione e alla sottrazione di suoni. E’
un’esperienza, per viaggiare attraverso solitudini e sofferenze,
conflitti del cuore e ferite del mondo, non osservate attraverso la
lente del consueto e diffuso pacifismo stilizzato e di maniera,
materiato di simboli usurati e slogan, ma viste con gli occhi e portate
per sempre nella memoria. Il duo, composto da Nabil Salameh (voce e
chitarra), di origini palestinesi, e da Michele Lobaccaro (basso
elettrico e chitarra acustica), ha riservato il 24 novembre
un’esclusiva regionale della Princigalli Produzioni con Noa al Teatro
Curci, autentico gioiellino di stucchi in quel di Barletta. Il concerto
prende le mosse proprio delle prime due canzoni del nuovo disco:
seppure Nabil avverta che i brani appena pubblicati devono ancora
percorrere la loro strada nei live e nutrirsi di emozioni, i pezzi più
recenti risultano non solo elegante, ma anche notevolmente
coinvolgenti. Non ci sono grandi variazioni rispetto alle versioni
studio(seppure manchino del tutto i brani cantati in duetto nel cd,
l'irresistibile e "militante" "Babel" e la grazia leggiadra
dell'italo-grika "Yara" con la giovane Alessia Tondo), ma i vuoti si
accentuano e i brani acquisiscono un sapore ancora più raffinato, tra
l’appeal contemporaneo e vintage ad un tempo dei sintetizzatori e gli
arpeggi di chitarra acustica, guadagnando inoltre pathos nelle
interpretazioni vivide e suadenti di Nabil. La sua voce è ben
evidenziata dai volumi e si arricchisce di sfumature ed espressività
nei vocalizzi e nell’intrecciarsi dei cori. Sul palco, con loro ci sono
l’ormai “terzo Radiodervish” Alessandro Pipino(tastiere), amico di
lungo corso e tra l’altro co-autore delle musiche dei nuovi brani, e il
violino di Anila Bodini, amplificato per risuonare sontuoso come
un’orchestra d’archi per la favola d’amore e distanza di “Erevan”, o
virtuosistico per arabeschi di assoli sinuosi e brillanti, come in
“Spirits”, tratta dal secondo disco della precedente formazione degli
Al Darawish, “Radio Dervish”, del 1996). Le canzoni in lingua araba
sono un tripudio di ritmo e un fluire unico e inarrestabile di brividi:
“Tunes – Genova” ha le percussioni di Antonio Marra in grande spolvero,
è costruita attorno a un ritmo molto ben scandito e quindi ballabile e
si nutre della combinazione affascinante della fisarmonica di Pipino e
del violino. Un crescendo irresistibile, alimentato dalla naturale
musicalità di una lingua antica e ricca del fascino prezioso di una
cultura millenaria e vivissima, sarà poi quello finale, con i cambi di
ritmo, pronti a accelerazioni vertiginose, di una rinnovata “Asfur”
(dal primo album pubblicato con il nome Radiodervish nel 1998,
vincitore del Premio Ciampi come miglior debutto discografico,
ristampato nel 2005), con la base ritmica dell’amore totalizzante e
devastante della spendida “Junoon” (da “Centro del mundo”, 2002,
Cosmasola/Il manifesto), più asciutta e in evidenza rispetto all’album
e quindi quasi rockeggiante, fino all’ipnotica “Avatar” del disco
fresco di stampa. L’elettronica anni Settanta, contrappuntata da un
violino molto classico, regala al “viaggio insidioso nel mondo
dell’impossibile” della canzone davvero una dimensione siderale e
sconfinata, che attrae vorticosamente al suono seducente della voce di
Nabil. Le tastiere di Alessandro Pipino calibrano con maestria suoni e
potere emozionale: in “Milioni di promesse”, tratta da “L’immagine di
te”, i sintetizzatori si fanno malinconici, a seguire gli arpeggi
struggenti di chitarra acustica del ritornello, o ad accompagnare la
voce in sordina nell’avvio, mentre subito dopo in “Amara terra mia”,
cover di Modugno che per l’omonimo disco del 2006 è stata accompagnata
da un video diretto da Battiato, ecco tocchi discreti di tastiera, che
si fa organo nel ritmo cadenzato con cui i sogni dei migranti del primo
pezzo, nel pathos del violino, diventano carezza nostalgica e
sofferente sulla terra che si è costretti a lasciare. Il finale del
brano è un’acme di commozione, con i vocalizzi di Nabil e il
controcanto del violino di Anila, ma non c’è tempo di riaversi, perché
ci si abbandona subito alle note eleganti del piano e al lirismo de
“L’esigenza”, suggellata da un’interpretazione di memorabile intensità.
Favolosa è poi la tastiera della nuova “Se vinci tu”, tra il riff della
strofa e la linea strumentale del ritornello, introdotto, in uno degli
arrangiamento più notevoli ed efficaci della serata, dal pulsare del
basso di Michele, che trova il giusto risalto emergendo dall’impasto
sonoro anche in “Stella briciola di campo”, un’altra delle canzoni
appena pubblicate, che dal vivo assume sonorità assimilabili al
cantautorato indie. La ballata porta nel nome l’antico nome di
Babilonia per una storia d’amore in Mesopotamia in un’era in cui, come
dice lo stesso Lobaccaro nella presentazione, cielo e terra erano più
vicine e si costruivano le città seguendo le trame delle stelle.
Impetuosa e travolgente è la ritmica di “In prima luce”, brano dell’ep
“Al Darawish” (1993), mentre colma di emozione è la canzone
dell’encore, “La rosa di Turi”, ispirata alla lettera del 1° luglio del
1929 di Antonio Gramsci alla cognata Tania Schucht, in cui l’attenzione
per la rinascita rigogliosa del fiore diventa vitale rimedio contro
l’atonia psichica del carcere, nell’annullamento dello spazio, mentre i
“cicli eterni” delle stagioni si fanno dolorosamente carne.

Nella seconda parte del concerto, sale sul palco l’artista israeliana
Noa, che incanta tessendo fili invisibili con i movimenti delle sue
mani, ma soprattutto con la sua voce limpida e melodiosa, che si
immerge in sonorità mediorientali e si confronta con uno stile simile
al cantautorato al femminile americano e con tocchi di folk e jazz.
Degni di nota i magnifici vocalizzi di “Mishaela”, pubblicata già
nell’album "Achinoam Nini and Gil Dor Live " del 1991, inclusa anche
nell’ultimo live inciso con i Solis String Quartet nel 2005, mentre
accattivanti sono state le percussioni (congas e djembe) di Noa, nonché
il cajon e i piatti suonati a mani nude da Zhoar Fresco, sulle note di
“I don’t know”, tratta da “Noa” (1994) e impreziosita dagli splendidi
arpeggi di chitarra di Gil Dor. Molto delicata e appassionata ad un
tempo anche “Eye in the Sky”, ballata sospesa tra pop e jazz forse tra
le più famose di Noa. L’artista ha poi presentato diversi brani del suo
nuovo album di prossima uscita, un concept in cui ha cercato di
indagare, esplorare e restituire in musica la storia della sua famiglia
yemenita, costretta a lasciare Tel Aviv alla volta degli States quando
lei aveva solo due anni. In Israele però Achinoam Nini (questo il suo
vero nome) tornò a 17 anni in cerca della sua identità e ora ripercorre
con il suo pubblico i ricordi della sua infanzia, le scelte obbligate e
libere della sua vita e il relativo portato di dubbi, sofferenze e
paure che hanno comportato per lei ed i suoi. Particolarmente toccante
una canzone dedicata al padre, il cui ritornello recita all’incirca
(citiamo a memoria) “The eyes of love don’t know your name / don’t see
the colour of your skin / The eyes of love don’t see your age / don’t
see the lies you try to hide / the eyes of love see only what’s
inside”. Visto che l’anno scorso Noa ha pubblicato il cd “Napoli
Tel-Aviv”, non è mancato un sentito omaggio all’Italia, con la
scoppiettante “Alla fiera di Mast’Andrea” ma soprattutto con “Santa
Lucia luntana”, brano che non ha potuto non sentire vicina in quanto,
come migliaia o milioni di persone, figlia di una famiglia di
immigrati. Molto applaudito d’altronde “Beautiful That Way”(compresa in
“Blue Touches Blue”, 2000), colonna sonora di Nicola Piovani di un
capolavoro made in Italy come “La vita è bella” di Benigni, mentre
solare e corale è stata un’altra canzone in ebraico, “Shalom Shalom”
(pace). Tuttavia, il vero momento in cui il pubblico ha potuto per un
attimo immaginare cosa implichi il desiderio e l’ansia di vivere nel
concreto finalmente nell’ebbrezza di questa parola è stato quello
finale. Alla setlist dei Radiodervish mancava qualcosa. E quando Noa ha
cominciato un racconto personale, vivido e toccante il duetto era
facile capire che fosse nell’aria: ha parlato dell’incontro con un
artista arabo, delle reciproche iniziali diffidenze sciolte in lunghi
colloqui su due paesi separati dalla storia, di un’amicizia che si è
cementata in un rapporto fraterno, della fotografia del simbolo di un
sogno, con le bandiere palestinese e israeliana a catturare la brezza
marina su una spiaggia pugliese assieme all’arcobaleno della pace. A
ricordare con la sua “sorellina” l’emozione di quell’immagine non
poteva così che tornare sul palco Nabil, ormai pienamente cittadino
italiano, come ha ricordato con gioia Noa, seppure la cittadinanza,
travagliato e sofferto processo burocratico, sia probabilmente
innanzitutto uno stato d’animo più importante di ogni carta bollata.
Ecco allora che la canzone mancante è riecheggiata nel suggestivo
scenario del Teatro: un gioiellino d’arte e verità, “Centro del mundo”,
non poteva che chiudere il concerto ricordando che forse quello che
portiamo dentro non ha un luogo e un tempo che non siano il mondo. E
l’eterno.



Ringrazio di cuore Nabil Salameh per la setlist precisa dei Radiodervish.


Articolo letto 1411 volte

 

 

  Ambrosia JSI ore 18:27
commenti (0)
 

26.12.2007

Tutto sul Tenco 2007: cast, omaggi, premi a Quirici e Giovanni Block

http://musicalnews.com/articolo.php?codice=10951&sz=2

 



Notizie
Pubblicato il 02/11/2007 alle 16:40:00

Tutto sul Tenco 2007: cast, omaggi, premi a Quirici e Giovanni Block





Dall'8
al 10 novembre a Sanremo la 32° edizione del Premio,dedicato per la
1°volta allo stesso Luigi Tenco.Con un libro e omaggi di ben 30
artisti,da Paola Turci a Carmen Consoli,da Cammariere a Gino Paoli.
Premi a Beppe Quirici e Giovanni Block.



Avrà inizio il prossimo 8 novembre la 32° edizione del Premio Tenco,
“Rassegna della canzone d’autore” attenta alla valorizzazione dei
talenti della migliore musica d’autore, al di fuori e al di sopra delle
mode fugaci e dei canoni delle classifiche. Ormai sono noti tutti i
dettagli dell’edizione 2007 della manifestazione, che anche questa
volta avrà luogo al Teatro Ariston di Sanremo.



Nella foto:Giovanni Block



In primis, una novità assoluta: per la prima volta il tradizionale
omaggio ad un nome storico del cantautorato sarà rivolto a Luigi Tenco.
In occasione nel quarantesimo della scomparsa e a pochi mesi dal
settantesimo anniversario della sua nascita (21 marzo 1938), il Club
Tenco ha infatti pensato che fosse giunto il momento giusto per
ricordare l’artista piemontese, di cui in questi anni si è cercato di
portare avanti, diffondere e rintracciare nel presente la profonda
lezione culturale, ancora tanto viva e attuale da evidenziarne il ruolo
di precursore nella sua epoca e di inevitabile punto di riferimento
delle generazioni successive. Alle nuove leve di artisti, il Club
d’altronde continua a prestare particolare attenzione: dal 1997 ad
oggi, infatti, il Premio Siae/Club Tenco si prefigge di premiare i
migliori autori emergenti. E’ di oggi la notizia che, dopo nomi del
calibro di Sergio Cammariere, Davide Van de Sfroos, Cristina Donà o
l’originale vincitore del 2006, Maler, a guadagnarsi il riconoscimento
dell’anno in corso è stato Giovanni Maria Block con la seguente
motivazione:

“Giovane, Giovanni Block pesca nel suo serbatoio di idee musicali con
vivacità e naturalezza, offrendo contemporaneamente indicazioni di
possibile civile convivenza. Napoli smette i consunti abiti del
folclore reiterato per offrire differenti e meno collaudate indicazioni
musicali nonché una ferma e coraggiosa testimonianza di educazione
civica”.

Cantante, flautista, autore di testi e compositore, Block nasce a
Napoli il 21 marzo 1984. Studia flauto al Conservatorio di musica di
S.Pietro a Majella, appassionandosi anche alla canzone d’autore e al
jazz. Vince vari premi come flautista, dal 1997 suona con orchestre e
in concerti solisti, e nel 2003 dà vita ad un progetto di canzone
d’autore fondando il gruppo Giovanni Block & Masnada, formato da
studenti di Conservatorio e musicisti jazz. Da allora, molti e sempre
più prestigiosi i riconoscimenti attribuiti a lui e alla sua band: ad
esempio nel 2006 è stato finalista al Bologna Music Festival (premio
per brani inediti), finalista al premio nazionale in memoria di
Fabrizio de Andrè per la canzone d'autore a Roma (in collaborazione con
Rai Trade e RadioRai), vincitore del primo premio e del premio speciale
per i migliori testi al Rockin 2006. Nel 2007 Giovanni Block e i suoi
Masnada sono stati semifinalisti al concorso “L’artista che non c’era”,
entrando nel cd de “L’Isola che non c’era” con la “Samba
dell’impiegato”, finalisti nuovamente al premio Fabrizio De Andrè,
semifinalisti al “Musicultura festival”, vincitori ai concorsi
nazionali Arè Rock Festival (organizzato dall’associazione Europa
Giovane a Barletta) e Alex Baroni; hanno partecipato inoltre in agosto
ad una serata in onore di Domenico Modugno, al Premio Carosone e alla
seconda edizione del Rockin...Napoli. Inoltre, solo pochi giorni fa,
Giovanni Block è stato insignito della Targa “Bigi” Barbieri destinata
alla migliore “proposta” del 5° Festival della canzone umoristica
d’autore “Dallo sciamano allo showman”, organizzato dal Centro
Culturale Teatro Camuno e dallo stesso Club Tenco.

L’edizione 2007 del Premio omaggerà Tenco sia grazie ad un ricchissimo
volume curato da Enrico de Angelis, Enrico Deregibus e Sergio
Secondiano Sacchi, intitolato “Il mio posto nel mondo” (Bur/Rizzoli),
che sarà presentato giovedì 8 alle ore 17, sia attraverso le cover
degli artisti dell’interessante e nutritissimo cast di quest’anno. Sul
palco dell’Ariston sfileranno infatti ben 30 artisti, quasi il doppio
delle scorse edizioni, e come sempre tra ospiti e premiati, non
mancheranno leggende della storia della musica, giovani promesse e
grandi certezze del presente e del futuro prossimo, tra cui molti dei
candidati alle Targhe, poi non risultati vincitori. Ricordiamo allora
gli artisti autori dei dischi che la giuria, composta da oltre cento
giornalisti, ha incoronato per il 2007 e vediamo, in ordine alfabetico,
gli ospiti delle serate sanremesi, che saranno presentate da Antonio
Silva e inizieranno alle ore 21:



Giovedì 8 novembre: Giovanni Block, Giorgio Conte, Simone Cristicchi,
Marianne Faithfull (Premio Tenco all’operatore culturale), Jacques
Higelin (Premio Tenco al cantautore), Elena Ledda (Targa Tenco al
miglior disco in dialetto con Andrea Parodi), Massimo Ranieri, Shel
Shapiro, Paola Turci.



Venerdì 9 novembre: Ardecore (Targa Tenco all’opera prima), Edoardo
Bennato, Sergio Cammariere, Carmen Consoli, Ginevra Di Marco, Ricky
Gianco, Mauro Ermanno Giovanardi, Max Manfredi, Morgan, Paolo Simoni,
Skiantos.



Sabato 10 novembre: Gerardo Balestrieri, Bonaveri, Teresa De Sio, Irene
Grandi, Ada Montellanico, Gino Paoli - Rosario Bonaccorso - Roberto
Gatto - Enrico Rava - Danilo Rea, Massimo Priviero, Gianmaria Testa
(Targa Tenco al miglior disco), Têtes de Bois (Targa Tenco al miglior
interprete), Peppe Voltarelli.



Il Premio Tenco, attribuito dal comitato direttivo del Club Tenco, è
andato quest’anno a Jacques Higelin come cantautore e a Marianne
Faithfull come operatore culturale, mentre il Premio “I suoni della
canzone” è stato assegnato a Beppe Quirici.



Il riconoscimento (nato lo scorso anno, quando venne assegnato al
batterista Ellade Bandini) è destinato ad arrangiatori o strumentisti
che si siano caratterizzati nella loro carriera per l’apporto, spesso
misconosciuto, alla canzone d’autore. Quirici si può indubbiamente
affermare che abbia contribuito notevolmente ad introdurre nel
cantautorato italiano una miscela originale di elementi raffinati e
accattivanti di origini diverse (jazz, suoni etnici, rock, ecc.). La
freschezza innovativa dei risultati da lui perseguiti deriva
dall’accuratezza delle scelte musicali, dal rigore produttivo e
dall’attenzione ai particolari. Nato a Genova, è attivo come bassista
sin dall’inizio degli anni ’70 per poi diventare anche arrangiatore e
produttore. Fondamentale il suo contributo ad album storici di Ivano
Fossati e di Giorgio Gaber, alcuni dei quali premiati con Targhe Tenco
("Lindbergh" e "Macramè" del primo, "Io non mi sento italiano" del
secondo), ma anche a dischi di Armando Corsi, Cristiano De André, Carlo
Fava, Ornella Vanoni, Yo Yo Mundi, Vincenzo Zitello. Quirici ha
collaborato anche con New Trolls, Loredana Bertè, Toquinho e Anna Oxa.
Negli ultimi anni la sua attenzione si è spostata spesso verso giovani
talenti cantautorali, come Bonaveri e Giua, i cui recenti dischi
prodotti da Quirici sono fra l’altro stati finalisti nelle Targhe Tenco
2007 per le opere prime.



Insieme a lui, quest’anno il Tenco potrà fregiarsi della presenza sul
palco di tanti musicisti di straordinario livello, molti dei quali
appartenenti al mondo del jazz: sarà anche questo un omaggio a Tenco,
eccellente sassofonista di formazione jazzistica.



Oltre a Quirici si esibiranno infatti bassisti e contrabbassisti come
Federico Bagnasco, Rosario Bonaccorso, Antonella Mazza e Loris
Tagliapietra. Ai fiati ci saranno nomi come Gabriele Mirabassi
(clarino), Maurizio Camardi (sax), Paolo Milanese ed Enrico Rava
(tromba). I batteristi e percussionisti sono Pasquale Benincasa,
Emanuela Borzi, Marzio Del Testa, Roberto Gatto, Giovanni Natoli e
Roberto Perrone. Tra i chitarristi e mandolinisti Alex Cambise, Tommaso
Conte, Armando Corsi, Daniele Ivaldi, Mauro Palmas, Andrea Salvadori,
Giuseppe Scarpato e Luigi Vitola. Al violino ci saranno Olen Cesari,
Andrea Di Cesare ed Erma Castriota (in arte H.E.R.)



Imponente la partecipazione dei pianisti (in alcuni casi anche
fisarmonicisti): Fabio Barovero, Roberto Cipelli, Patrizio Fariselli,
Clemente Ferrari, Alessio Graziani, Onofrio Laviola, Rita Marcotulli,
Antonello Messina, Enrico Pieranunzi, Roberto Porzio, Marco Spiccio e
Danilo Rea. E poi Daniele "Megahertz" Dupuis e Francesco Magnelli alle
tastiere. A questi si aggiungono gli stranieri Joe Cang (chitarra) e
Dominique Mahut (percussioni) e ovviamente i componenti dei gruppi
Ardecore, Skiantos e Têtes de Bois.



Oltre agli appuntamenti serali, come al solito, il “Tenco” prevede
anche un folto programma di incontri mattutini e pomeridiani e due
mostre, per tre giorni (e tre notti) da vivere secondo il motto del
Tenco, “La vita, amico, è l’arte dell’incontro” (da Vinicius de Moraes,
Premio Tenco 1975).



Le esposizioni sono tutte da vedere. La prima, esposta nella Sala
Incontri dell’Ariston, è “Le voci del Tenco”, un’installazione di Marco
Nereo Rotelli, uno dei maggiori artisti mondiali del settore, che da
anni persegue una ricerca sulla luce e sulla possibilità di una
“materializzazione” della parola poetica. Dedicato agli artisti che
hanno vinto il Premio Tenco, il lavoro è stato realizzato elaborando
con polveri d’oro e varie alchimie una serie di scatti di Roberto
Coggiola (fotografo e responsabile organizzativo del Premio Tenco) ed i
nomi stessi degli artisti. L’altra mostra, dopo il successo e la
curiosità suscitata nel 2006, sarà nuovamente appannaggio di Marina
Alessi (tra i maggiori fotografi italiani nel settore dello
spettacolo)e delle sue “Facce ♪ note”, polaroid in formato 50X60
scattate con una Polaroid Giant Camera di Photomovie (100 chili, 2
metri di lunghezza e 1 metro e mezzo di altezza) durante i tre giorni
del Tenco e subito esposte nella stessa Sala Incontri.



Ogni giorno sono previsti inoltre, alle 12 e poi alle 15, presso il
Roof del Teatro Ariston, i consueti “Song Drink”, gli incontri con gli
artisti che si esibiranno in serata, condotti da Antonio Silva e Enrico
de Angelis e seguiti da un aperitivo o caffè offerto dal Club Tenco.
L’appuntamento quest’anno è doppio, a causa dell’aumento del numero
degli ospiti. Dalle 16:30 invece, sempre ad ingresso libero, avranno
inizio gli “Incontri pomeridiani” condotti da Sergio Secondiano Sacchi,
in cui ogni giorno ci sarà un apposito spazio dedicato a Luigi Tenco.



Ecco il programma:

Giovedì 8

ore 16.30: “Ciao poeta. Omaggio a Sergio Endrigo” con Simone Cristicchi e Stefano Senardi. Con proiezioni.

ore 17: Spazio Luigi Tenco

Presentazione del volume del Club Tenco “Il mio posto nel mondo. Luigi
Tenco, cantautore”, a cura di Enrico de Angelis, Enrico Deregibus e
Sergio Secondiano Sacchi. Modera John Vignola.

“Proprio quasi come Marilyn Monroe. Le canzoni dedicate a Tenco”, con Annino La Posta. Con ascolti.

Venerdì 9

ore 16.30: Spazio Luigi Tenco

"Quante vite avrei voluto” con Piergiorgio Paterlini, Gianluca Ferrato
e Marco Mattolini, autore, protagonista e regista dell’omonimo
spettacolo teatral-musicale. Con dimostrazioni cantate e recitate dal
vivo e in video.

ore 17: America e Americhe

"E chi la chiama America", videoclip a cura di Roberto Molteni e Sergio Secondiano Sacchi.

Presentazione del cd “Ernesto Che Guevara, comandante”, con la partecipazione di Alberto Patrucco.

Proiezione del film “La vera leggenda di Tony Vilar” con l’autore e
protagonista Peppe Voltarelli e il regista Giuseppe Gagliardi.

Sabato 10

ore 16.30: Spazio Luigi Tenco

“Tenco e la seconda persona” con Umberto Fiori.

“Tenco in classifica” con Mario De Luigi

“I vecchi amici” con Giorgio Calabrese e Gianfranco Reverberi.





Abbonamento alle tre serate: poltronissima € 78, poltrona € 60, galleria 1ª fila € 60.

Disponibile alla biglietteria del Teatro Ariston (ore 16-20). Prenotazioni anche al tel. 0184-506060.



Biglietti per le singole serate: poltronissima € 39, poltrona € 30, galleria 1ª fila € 30, galleria € 18.

Dal 25 ottobre alla biglietteria del Teatro Ariston (ore 16-20). Prenotazioni anche al tel. 0184-506060.



A tutti gli spettatori come sempre verrà consegnata gratuitamente all'ingresso del Teatro

7 una copia de “Il Cantautore”, numero unico a tiratura limitata, redatto in occasione della Rassegna.


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  Ambrosia JSI ore 18:22
commenti (3)
 

26.12.2007

Sociologia e videografia

Come trasformare una hit in un fenomeno sociologico: RagazzaMySpace...

Premio Videoclip Italiano: dal mainstream agli indipendenti, lo stato dell'arte dei videoclip

 

  Ambrosia JSI ore 18:17
commenti (0)
 
 
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